Auguri Pasqua 2019

Strano, ma vero, ancora baby pensioni

Pensioni di vecchiaia: dal prossimo anno l’età sale a 67 anni, ma ci sono ancora molte possibilità di anticipo

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, il Blog di Paolo Padoin, Lente d'Ingrandimento, Politica

Il requisito per il pensionamento di vecchiaia in Italia dal prossimo anno passerà a 67 anni, ma da solo dà un quadro parziale della realtà effettiva, visto che le scappatoie per lasciare il lavoro ben prima non sono state eliminate dalla legge Fornero. Anzi, contrariamente a quanto si è strillato in campagna elettorale e a ben sei anni dall’approvazione della legge, in realtà in molti casi resta possibile accedere alla pensione ancora prima dei 60 anni e, per quanto possa sembrare surreale, in Italia in qualche modo le quasi-baby pensioni resistono a se stesse.

Lo attesta l’Inps nelle 47 pagine di analisi dei Flussi Previdenziali rese note nei giorni scorsi. Un dato spicca su tutti: negli ultimi quattro anni, per ogni anno ed in particolare nel 2017 appena finito, oltre 100.000 italiani sono andati in pensione prima dei 60 anni. Il dato riguarda le sole gestioni Inps (esclude quindi i dipendenti pubblici e i professionisti delle 13 casse private).

In totale tra il 2014 e il 2017 si arriva vicino a quota mezzo milione di nuovi quasi baby-pensionati. In questo piccolo esercito si distinguono ben 150.000 persone che la pensione l’hanno ottenuta a 54 anni o meno. Va detto che rientrano in queste cifre anche i pensionamenti per invalidità (ma sempre di tipo previdenziale) e quelli dei superstiti, cioè per la maggior parte vedove e vedovi. Ma la quota di pensioni anticipate (la vecchia anzianità) e di vecchiaia, compresi i prepensionamenti come quelli che scattano nei casi di crisi aziendale, valgono comunque la metà o più del totale.

A rimpolpare l’esercito dei pensionati-giovani ci pensano tutte le categorie: nel 2017 hanno iniziato a ricevere la rendita con meno di 60 anni ben 73.000 lavoratori dipendenti, 17.000 artigiani, 10.000 commercianti e quasi 6.000 agricoltori. A questi trattamenti vanno poi aggiunti quelli dei dipendenti pubblici, non irrilevanti perché ne fanno parte militari e appartenenti alle forze dell’ordine: ai quali in alcuni casi è permesso di lasciare il servizio prima dei 60 anni. Nel solo 2016 (ultimo anno disponibile nelle statistiche di queste categorie) le pensioni liquidate prima dei 60 anni fra questi lavoratori sono state in tutto quasi 23 mila.

I 60enni pensionati sono dunque molti e quasi tutti inseriti nell’archivio dei beneficiari del sistema pensionistico italiano. Se si consulta quello aggiornato al 2016 (in questo sono caso sono comprese tutte le gestioni) si trovano quasi due milioni di persone under-60 titolari di un qualche trattamento. Per circa metà si tratta di prestazioni di tipo assistenziale, come l’invalidità civile, o indennitarie, ad esempio i trattamenti legati a infortuni sul lavoro.

Restringendo il campo, però, emerge che i pensionati con meno di 60 anni che usufruiscono di normali pensioni di vecchiaia o anticipate, quelle ai superstiti e quelle di invalidità di natura previdenziale arrivano a poco più di 900 mila persone.

La fascia di età immediatamente successiva, quella di coloro che si trovano tra i 60 e i 64 anni – e dunque sono ancora lontani dal requisito della vecchiaia – comprende oltre due milioni di beneficiari. I pensionati italiani sono circa 16 milioni e ora emerge che – a sei anni dalla scure della riforma Fornero – circa 3 milioni di loro e cioè il 18% circa del totale, in pratica uno ogni cinque, è andato a riposo al di sotto dei 65 anni.

Ci si lamenta, ma non ci si ricorda che una sciagurata, e dichiarata illegittima, interpretazione del Ministero delle funzione pubblica, nel 2012 mandò in pensione qualche migliaio di dirigenti dello Stato che avrebbero avuto diritto alla proroga fino a 66 anni. Ma il trio di ministri montiani Fornero – Patroni Griffi – Cancellieri la pensò diversamente e, con un atto di forza dichiarato illegittimo dal Tar del Lazio, al quale qualche interessato aveva fatto ricorso, spedì in pensione tanti alti dirigenti senza un minimo di preavviso e di ringraziamento. Questo il governo autodefinitosi SalvaItalia messo in piedi da Re Giorgio Napolitano per la disgrazia di tantissimi italiani, ad esempio di migliaia di esodati che, a causa della legge Fornero si sono trovati senza lavoro e senza pensione.

Ma ormai è acqua passata, anche se Monti e Fornero ancora hanno il coraggio di discettare sull’argomento in vari talk show. A proposito, quanto alle trovate strabilianti di quel Governo, tutti ricorderanno che il duo Patroni Griffi – Cancellieri voleva riformare le province unificando Pisa e Livorno, lampante esempio di scarso buon senso e mancata conoscenza della realtà italiana, altro che SalvaItalia.

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