Napolitano decideva troppo, Mattarella troppo poco

Governo: ancora incertezze e qualcuno avanza l’ipotesi che il prudente Mattarella aspetti le elezioni di Camastra (Ag) del 2020

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

Man mano che ci si avvicina alla data fatidica del 3 maggio, data in cui la Direzione del Pd deciderà sulla posizione da adottare, aumentano le fazioni dei dem contrarie alla scelta del segretario reggente Martina, visti anche i forti dubbi, per non dire l’opposizione dell’ex premier Matteo Renzi a un accordo con il M5S. E allora, poiché è emersa anche in modo chiaro la palese contrarietà del presidente Mattarella per un incarico al centrodestra, che pure è la coalizione vincente, le strade per il Capo dello Stato sono ormai segnate. La persistente indecisione del prudente presidente ex democristiano ci sta trascinando, a quasi due mesi dalle elezioni, in una situazione di stallo inconcepibile, sia pure per colpa anche delle Forze politiche  e dello sciagurato Rosatellum voluto dal Pd.

Dunque le ipotesi sono: Governo di legislatura M5s-Pd (difficilissimo); Governo del presidente – più esatto chiamarlo di tregua – per fare almeno la Legge di Bilancio e scioglimento già a dicembre 2018 (possibile ma ad oggi difficile); Governo balneare per tornare al voto già a ottobre (probabile). Ma è necessario che l’inquilino del quirinale si sbrighi e non aspetti ogni volta un evento successivo che gli possa chiarire le idee.

La prossima è una settimana cruciale, perché le aperture ottimistiche riportate a Mattarella dall’esploratore Roberto Fico si scontrano con le difficoltà interne del Pd e con dati concreti: ove mai la linea dell’accordo passasse in Direzione a maggioranza, un eventuale esecutivo targato M5s-Pd avrebbe pochissimi voti di margine (soprattutto al Senato) per governare con tranquillità.

Se è difficile il connubio Pd – M5S, sembra ormai impossibile l’accordo tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, l’unica ipotesi che potrebbe cambiare le carte perché, ricordiamolo, Lega e M5s hanno insieme una maggioranza tale da riformare la legge elettorale a colpi di fiducia. Anche in 15 giorni, come ripete Salvini.

Un ritorno al voto prima dell’estate non è pensabile, Mattarella lo ha sempre escluso.

Se fallisse anche la strada M5s-Pd, come è altamente probabile,  il Capo dello Stato potrebbe cercare una figura terza
che possa coagulare consensi e guidare un esecutivo il più largo possibile, un Governo di tregua appunto, per approvare la Legge di Bilancio 2019 e cambiare il Rosatellum. Si tornerebbe così al voto, con uno scioglimento programmato subito dopo la Finanziaria, a fine dicembre. Al Colle sanno che tutto ciò non sarà facile visto che la coppia Salvini-Di Maio ha già chiesto a gran voce un ritorno al voto immediato. Quindi anche la possibilità di nuove elezioni a ottobre è verosimile.

Vedremo quali saranno le mosse delle Forze politiche, anche in relazione ai risultati delle elezioni in Friuli. Il cui esito potrebbe dare qualche indicazione al Capo dello Stato, che finora, novello Quinto Fabio Massimo, detto il temporeggiatore, ha deciso di non decidere, lasciando mano libera anche alle esternazioni dell’aspirante premier Di Maio, spesso lontane dalle realtà istituzionale e costituzionale.

Uno spassoso editoriale di Mattia Feltri su la Stampa, sottolineando questa tendenza a non decidere del Capo dello Stato, prefigurava il paradosso che le forze politiche, a lungo andare, per prendere una decisione attendessero l’esito delle elezioni non solo del Friuli, ma poi anche di quelle della Val d’Aosta, di Trento e Bolzano nel 2018, e poi di Castelmagno (CN), di Recco e Genova (ha dimenticato Firenze) nel 2019, e nel 2020 infine di Camastra, comune dell’agrigentino, che Feltri ha indicato – scherzando ma non troppo – come la chiave di svolta politica per togliere il paese dall’impasse in cui i partiti e Mattarella l’hanno finora costretto.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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