Terremoti: 42 anni fa la tragedia del Friuli, 965 morti e 200.000 senza tetto

Da quel lontano 6 maggio 1976 sono trascorsi 42 anni. Erano le 21,02, allorchè un sisma di 8,5 ° della scala Richter si abbatte sul Friuli e scosse con inaudita violenza, per 57 secondi, una superficie di 5000 kmq. I Comuni interessati furono 120, con mezzo milione di persone coinvolte, di esse 200mila rimasero senza un tetto, 3000 riportarono ferite, 965 perirono. E tra quanti trovarono la morte anche tanti soldati di leva, di stanza in quel territorio per difendere il confine nord orientale della Patria.

Per ricordare appunto 33 giovani militari periti sotto le macerie della caserma <<Goi-Pantanali>> di Gemona, i due presidenti della Sezione A.N.A di Firenze Marco Ardia e della Sezione A.N.Art.I. fiorentina Andrea Breschi hanno organizzato un incontro presso la sala riunioni di via Iacopo di Diacceto; due organismi benemeriti , gli alpini e gli artiglieri, che si trovarono fianco a fianco nelle operazioni di soccorso, in tempi in cui ricordiamo la Protezione Civile come la conosciamo oggi era di là da venire.
E di fronte ad un uditorio attento e partecipe ha reso la sua commossa testimonianza l’artigliere Roberto Del Perugia, allora soldato di leva presso la caserma di Reana del Rojale vicino ad Udine, che già dopo due ore dall’allarme si trovò ad operare con gli ufficiali e i commilitoni del suo Reparto con la colonna di soccorso sul teatro della tragedia. Ricordi ancora vivi di ore ed ore passate a scavare anche con le mani tra le macerie per tentare di trovare qualcuno ancora in vita. Ma a Gemona , alla «Goi-Pantanali», nulla poté fare se non partecipare al recupero dei corpi dei 33 alpini, genieri e artiglieri della Brigata Julia periti nel crollo della caserma.
