Le valutazioni del Ct azzurro Cassani

Giro d’Italia: chiusa la tre giorni d’Israele. Si riparte da Catania. Elogi a Viviani

di Paulo Soares - - Cronaca, Sport

CATANIA – Dopo l’affascinante Gerusalemme, l’omaggio a Gino Bartali e la corsa nel deserto, il Giro d’Italia torna a casa. Riparte da Catania. Anche con un lanciatissimo Viviani. Perchè c’è un filo sottile colorato di azzurro che unisce i confini del mondo e scandisce le imprese. L’Italia che pedala e vince è tornata, dopo una pausa non totale, ma comunque frustrante. L’anno scorso si aspettò fino alla 16/a tappa per vedere un italiano sul gradino più alto del podio (ci pensò Nibali a spezzare il digiuno), quest’anno l’inizio è stato esaltante: tre tappe, due vittorie in altrettanti sprint grazie a Elia Viviani.

Gli exploit dell’olimpionico di Rio hanno entusiasmato anche Davide Cassani, spettatore interessato di imprese e ambizioni italiane. «Sono contento di come sono andate le cose finora in questo Giro – ammette il ct degli azzurri -: Viviani ha dimostrato di essere fra i velocisti più forti del mondo, ma per me non è una novità. A chi insinua che ha vinto perché la concorrenza è debole rispondo che Elia quest’anno si è piazzato secondo alla Gand-Wevelgem, che ha già vinto sei corse, che è quarto nel ranking mondiale. Lui punta alla maglia ciclamino di leader della classifica a punti e sicuramente può prendersela».

Da domani, 8 maggio, comincia un altro Giro. E Cassani invita a vedere chi va forte in salita, a cominciare da Caltagirone, che non è un arrivo facile. «Sull’Etna sono curioso di vedere cosa accadrà – le parole del ct della Nazionale di ciclismo -: la salita è inedita e non ha nulla da spartire con quella dell’anno scorso. Dicono sia dura, vediamo come si comporteranno Froome e Dumoulin, se attaccano o si difendono. Pochi parlano di Simon Yates: non dimentichiamo che al Tour 2017 si classificò sesto. Ecco, sull’Etna qualcuno dovrà gettare la maschera. Dopo l’Etna, salendo per lo Stivale, c’è l’ascesa a Montevergine che è dura, e poi Campo Imperatore, con gli
ultimi 4 chilometri durissimi, dove Pantani staccò tutti nel 1999. Come ho visto Froome? Tranquillo – spiega Cassani – nonostante la caduta di Gerusalemme. Gli uomini della Sky non sono molto fortunati al Giro: in passato Wiggins, Porte, Thomas,Landa, sono finiti a terra e poi si sono ritirati, ma può darsi che il vento cambi. E Aru? Fabio pensava di perdere un po’ meno nella cronometro, ma 50″ o 40″ cambia poco, anche se l’anno scorso il Giro si decise per una manciata di secondi. Speriamo in lui, ma anche in Formolo, che l’anno scorso fu decimo».

Intanto, Alice Rachele Arlanch, Miss Italia in carica, dopo le prime tre tappe in Israele – dove è stata sostituita da Bar
Refaeli – domani è pronta a riprendersi il Giro d’Italia di ciclismo, di cui è madrina. «Ci penso da mesi, da quando sono
stata scelta per questo ruolo – ammette -. Ho studiato, ci tengo a conoscere il ciclismo e la sua storia. Parteciperò a più
tappe, in modo da vivere la corsa. Non ho mai visto di persona il Giro. Quando ero piccola passava dalle mie parti, in
Trentino, ma ero a scuola. Ricordo l’attesa, l’entusiasmo della gente, perché il Giro è davvero una manifestazione che unisce il
nostro Paese. Come Miss Italia».

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Paulo Soares

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