Contratto di governo, continua la farsa: Di Maio estrae dal cilindro il taglio delle pensioni

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica, Primo piano

MILANO – I due leader, Salvini e Di Maio, hanno chiesto più tempo al Presidente della Repubblica. Supplementari concessi, anche se Salvini non nasconde come siano ancora molte le distanze sul programma. Si parla di Flat Tax, legge Fornero e reddito di cittadinanza, misure da libro dei sogni che dovrebbero costare qualcosa come 100 miliardi. Ma dai tempi supplementari saltano fuori altre corbellerie. Secondo quanto trapela dal tavolo tecnico giallo-verde, aumentando le poste inserite nel libro dei sogni i due contraenti sarebbero arrivati a un accordo su una misura che preveda il taglio delle pensioni, non si sa però in quale misura.

E allora, per capirci qualcosa, bisogna andare a rileggere tutti gli interventi e i propositi dei grillini su questo tema. Grillini che vorrebbero togliere a chi ha versato contributi e tasse per tutta una vita per dare un reddito di cittadinanza a chi non fa niente, non si cerca un lavoro e non è certo incentivato a farlo con la prospettiva di ricevere una lauta regalia dallo stato continuando nel dolce far niente. Le file di persone in molte città di ben definite zone della nostra Italia, che già chiedevano dopo il successo elettorale di Di Maio e soci, come far domanda per ottenere quattrini a buon mercato, sono certamente più significative di ogni altro commento.

La questione delle pensioni d’oro in realtà aveva fatto battibeccare Matteo Renzi e Luigi Di Maio già nel dicembre 2017. Il segretario del Pd criticò il Movimento Cinque Stelle, che aveva proposto di recuperare 12 miliardi di euro tagliando gli assegni più alti. Renzi osservò giustamente che, se si volevano prendere 12 miliardi di euro dalle pensioni si dovevano tagliare gli assegni a chi incassa 2.300 euro di pensione, aggiungendo: «Qualcuno può legittimamente dire che duemila euro di pensione sono una pensione d’oro? A noi sembra folle».

Osservazione che fece subito mutare posizione al M5S e a Luigi di Maio che precisò: «Per noi le pensioni d’oro sono quelle che vanno da 5.000 euro in su e quelle vogliamo tagliare». Così disse il capo politico dei pentastellati alla trasmissione 8 e mezzo di Lilli Gruber, su La 7, il 20 dicembre 2017  precisando: «Noi vogliamo tagliare le pensioni d’oro dai 5mila euro netti in su per tutti coloro che non se la meritano perché non hanno versato i contributi. Se hai versato 3mila euro ti spettano 3mila euro e non 8mila euro. Con la questione dei diritti acquisiti finisce che non si fa più niente…».

Questa battaglia il M5S e l’aspirante premier la ripropongono adesso nel contratto di Governo, in merito al quale cercano l’accordo pieno con la Lega. Sarà un punto molto controverso che difficilmente passerà in Parlamento, soprattutto al Senato. Perché innanzitutto dovrà trovare l’accordo non solo della Lega, ma anche l’appoggio del resto del centrodestra, come da patto elettorale sottoscritto da Salvini. Restano però molte contraddizioni, perché non si arriverà mai alla firma congiunta se il M5S non retrocederà dalle sue posizioni in tema d’immigrazione, sulla quale la Lega vuole mano libera. Soprattutto adesso che il Commissario Ue Avramopoulos ha auspicato che l’Italia mantenga l’atteggiamento  fin qui sostenute in tema d’immigrazione, accollandosi sostanzialmente il peso di tutta l’Africa. Affermazione che ha provocato la reazione indignata di tutto il centrodestra.

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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