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Governo: la farsa continua. Cottarelli riflette ancora, per arrivare alle elezioni con esecutivo-lampo (e ridotto)

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

Carlo Cottarelli e il Presidente Sergio Mattarella

Si susseguono i colpi di scena nella difficile, inadeguata gestione della crisi da parte di Mattarella, nella foto ritratto con la faccia scura, e ne ha ben donde. Quando si attendeva la lista dei ministri dopo l’incontro odierno con Cottarelli, il premier incaricato è scappato alla Camera, il Capo dello Stato ha fatto ritorno nelle sue auguste stanze a continuare una meditazione che dura da quasi 100 giorni e intanto i mercati bastonano l’Italia e i risparmiatori, proprio quelli che Mattarella voleva, a suo dire, difendere.

Intanto il clima teso fra le forze politiche ha indotto molti partiti a chiedere di anticipare addirittura il voto a luglio. Su questa posizione si sono ritrovati già M5S, Lega e anche il Pd. Il pressing generale per il voto a fine luglio ha messo quindi in stand by Carlo Cottarelli, che ha fatto il punto della situazione con il Capo dello Stato e insieme probabilmente hanno deciso di prendere tempo per valutare fino a che punto ci sia convergenza tra le forze politiche per il voto il 29 luglio. Lo stato della situazione è stato riferito non dai diretti interessati, ma dal portavoce del presidente Mattarella, Giovanni Grasso: «Il presidente del Consiglio incaricato, Carlo Cottarelli – ha detto  – ha riferito al Capo dello Stato della situazione. I due si rivedranno domani mattina». Voci dal sen fuggite, successive, il che dà l’idea dell’aria d’incertezza che si respira anche al Quirinale, riferiscono che Cottarelli avrebbe semplicemente
bisogno di più tempo per approfondire alcuni nodi legati alla lista dei ministri. Il caos, anche comunicativo, regna sovrano.

Non ha torto Forza Italia che, per bocca della capogruppo al senato Anna Maria Bernini, critica sostanzialmente l’operato di Mattarella, che ci ha portati al punto in cui siamo. Afferma la senatrice azzurra:  «Il no all’incarico a Matteo Salvini per dar vita a un governo di centrodestra è stata un’occasione mancata che ci amareggia e di cui abbiamo preso atto. Avremmo voluto proporre al Parlamento un programma che era stato validato dal 37 per cento degli elettori e che aveva ottenuto il 43 per cento degli eletti. Non ci è stato possibile. Ora l’unica soluzione resta il voto». In effetti questa non dichiarata, ma sostanziale pregiudiziale contro il centrodestra da parte di Mattarella ha  pesato come un macigno per la conclusione della vicenda e per la sua possibile soluzione. Si poteva tentare anche quella strada, oltre a quella subito abortita dell’alleanza Pd-M5S.

Adesso si crea una situazione inedita in 70 anni di Repubblica. Il Governo Gentiloni ha già fatto gli scatoloni e ha abbandonato praticamente le sedi dei dicasteri. Improbabile che sia lo stesso Gentiloni a portarci a nuove elezioni, si tratta di un Governo sostanzialmente bocciato dagli elettori. Si deve dunque attendere il nuovo governo e si dovrà procedere alla svelta, senza tante riflessioni, alla nomina di un esecutivo – lampo che abbia la durata di due mesi (una riedizione dei governi balneari in auge nella 1° repubblica?) soltanto per condurre il paese alle elezioni.

In attesa del fatidico passaggio della campanella, viste le difficoltà di formare la squadra di governo (quale politico o alto burocrate accetterebbe a cuor leggero di far parte di un governo di brevissimo corso e sfiduciato in anticipo?). Per questo paradossalmente (ragiono per assurdo) basterebbe un governo formato dal premier, che si assume per due mesi tutte le deleghe e lavora a cottimo, e dal ministro dell’interno che organizza le elezioni. Queste sono le deleterie conseguenze della conduzione attuale della crisi, una situazione mai verificatasi nell’era repubblicana, per la quale tutto il mondo sghignazzerà alle spalle del nostro Paese. Mentre si scatena l’ironia sul web, vox populi, vox Dei:

 

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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