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Calcio e diritti tv: lo scandalo del nuovo bando, se non si paga le azioni e i gol si vedono dopo le 22

Ai tempi in cui ancora non esistevano tante televisioni, tanti meccanismi complicati per ripartire i proventi fra le società, quando i presidenti gestivano quasi a livello personale le stesse società e in molti casi venivano chiamati, ripeto il concetto ma non l’appellativo che suonerebbe offensivo, i ricchi con poco sale in  zucca, le trasmissioni sul calcio si contavano sulle punta delle dita. Alla radio Tutto il calcio minuto per minuto, alla Tv (ancora solo Rai), la trasmissione, alle 19, di un tempo di una partita di calcio, La Domenica sportiva verso le 22,30 – 23 e, a notte fonda, una partita intera registrata. Poi vennero Domenica sprint,  90° minuto, una delle trasmissioni più popolari, con i suoi corrispondenti dalle sedi Rai, famosissimi Tonino Carino da Ascoli, Luigi Necco da Napoli e da tutta la Campania, Carlo Nesti da Torino, da Firenze Marcello Giannini e poi Gianfranco Pancani. Insomma prima che si arrivasse al quasi monopolio della pay-tv l’offerta consentiva agli appassionati di avere una visione abbastanza completa e tempestiva di quello che era successo sui campi di calcio.

Adesso però i rapporti di forza stanno cambiando, i presidenti, seppur ricchi, sono molto più furbi e attenti ai proventi delle tv, i magnate del piccolo schermo altrettanto, pensando ai loro affari. Tutti aspirano a un guadagno sempre maggiore, ci vanno di mezzo gli appassionati che dovrebbero spendere cifre iperboliche per continuare a partecipare allo spettacolo del calcio, direttamente sugli spalti o seduti alla tv.

Il nuovo bando per i diritti tv del campionato vieta la trasmissione delle azioni migliori e dei gol del campionato prima delle 22 di domenica sulle tv non a pagamento. Questo pacchetto non esclusivo sarà in vendita entro giugno, come quello per gli highlights destinati al web, da trasmettere 3 ore dopo la fine della partita. Resta salvo il diritto di cronaca per la trasmissione dei gol durante i Tg.

Questo sistema comporta per il telespettatore la necessità di avere almeno due abbonamenti a pagamento, oppure di guardare le partite nei bar e locali pubblici. Sono previsti tre pacchetti, due con 3 e uno con 4 partite a giornata, suddivise nelle otto finestre orarie. I prezzi (complessivamente 1.1 miliardi di euro) sono commisurati sul numero di gare, sulle fasce orarie, ma anche in base alla formula del ’pick’ per le 20 partite più importanti: i licenziatari potranno scegliere, con un ordine definito dal bando, collocando uno a testa i big match (tendenzialmente gli scontri diretti fra Inter, Milan, Juventus, Roma e Napoli) negli slot orari compresi nel pacchetto che ciascuno ha acquistato.

Uno dei primi effetti sarà proprio la sparizione di 90° minuto. Questa situazione ha provocato le proteste della Rai, in quanto mette in difficoltà il servizio pubblico, tanto che il Cdr di Rai Sport e il segretario Usigrai Vittorio di Trapani hanno affermato: «gli interessi economici dei club di calcio passano sopra a ogni interesse dei cittadini che hanno il diritto di godersi lo sport, anche sulla tv pubblica. Chiediamo alla Lega Calcio un urgente ripensamento. Questo comporterebbe come conseguenza, ad esempio, la probabile chiusura di 90º minuto, trasmissione che dal 1970 racconta agli italiani il bello del calcio e fa sentire a caldo le voci dei protagonisti. Come può la Lega Calcio pensare di metterla a tacere? In questo modo a pagare non è solo la Rai: sono i cittadini e il Servizio Pubblico dei cittadini».

Se i ricchi presidenti di club, in questo caso tutt’altro che scemi, insistessero nella loro idea di privatizzare sostanzialmente lo spettacolo del calcio e riservarlo solo a chi può permettersi di pagare cifre rilevanti per abbonamenti o attraverso le pay-tv, replicheranno sostanzialmente il vetusto ragionamento di una famosa azienda che produceva auto: a suo tempo sosteneva che i guadagni erano della società, mentre le perdite e gli svantaggi dovevano essere socializzati, vale a dire posti a carico dello Stato. Nel caso del calcio i vantaggi sarebbero tutti a beneficio delle società e degli ingaggi stratosferici di calciatori non eccezionali, mentre il disagio dei cittadini, ad esempio per Firenze, della chiusura del quartiere di Campo di Marte, le spese per vigili urbani e soprattutto Forze dell’ordine, i canoni d’affitto degli stadi dovrebbero essere, secondo costoro, sopportati dalla collettività.

Troppo comodo ricchi furbi. In questo caso, se si intende scendere sul puro piano economico e commerciale,  questo non dovrà avvenire a senso unico, e dovranno essere le società ad accollarsi le spese per la sicurezza, per l’organizzazione dei trasporti, per la chiusura delle zone sportive, per tutto quanto necessita per l’organizzaione delle partite domenicali. In Italia, per garantire l’ordine pubblico negli stadi, lo Stato fronteggia un esborso di circa 45 milioni di euro l’anno. Cuius commoda ibi incommoda, non si possono avere soltanto vantaggi, scaricando il peso dei fattori negativi sulle società. Se il nuovo Governo, ma anche le Forze politiche, riuscissero a imporsi alle società, credo che riscuoterebbero l’unanime plauso dei cittadini. Purtroppo finora chi ha solo tentato di accollare anche soltanto una parte delle spese alle società, e Renzi è stato uno di questi, non ha avuto molto successo. Ma sarebbe ora di porre fine a questa scandalosa situazione, e soprattutto occorre assolutamente evitare che in futuro peggiori.

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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