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Boeri: valanga di critiche, gli immigrati sono un costo non una risorsa per le nostre pensioni

ROMA – Le tesi di stampo boldriniano esposte da Boeri in merito alla necessità assoluta di potenziare gli arrivi degli immigrati, in quanto in Italia il calo demografico non potrà assicurare in futuro pensioni e assistenza per tutti, vengono subito contestate dal centro destra. Consensi solo dalla sinistra e da Di Maio, che ne ha approfittato subito per rilanciare sulle pensioni d’oro.

Inizia Alberto Brambilla, presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, esperto della Lega su questi temi, il quale, ospite di Radio Anch’Io su Rai Radio1, innanzitutto smentisce le voci che lo vorrebbero alla Presidenza Inps al posto proprio di Boeri. Quindi afferma: «Non abbiamo saputo nulla di come sta funzionando l’Istituto. La relazione del presidente Boeri ci ha lasciato sconcertati. E’ stata un po’ più di un programma elettorale. Con un grandissimo rischio: che il presidente dell’Inps ha fatto sapere agli italiani che è pronto a ricalcolare tutte le
pensioni con il metodo contributivo, perché così si taglia e si riesce a dare più soldi a chi ha le pensioni basse; e, guarda caso, sono tutte pensioni assistenziali di coloro che in 66 anni di vita non hanno nemmeno versato 10 anni di contributi. Allora lui sta mettendo a rischio l’Istituto perché vive sulla fiducia degli italiani. Si limiti a fare il presidente dell’Inps».

Ci va giù molto più duro Renato Brunetta (FI): «Il discorso che il presidente dell’Inps Boeri ha fatto ieri, e che fa da sempre, è stato un discorso squilibrato. Gli immigrati sono un beneficio solo se lavorano regolarmente, solo se entrano e risiedono in Italia regolarmente, e hanno un posto di lavoro nel quale pagano i contributi, producono
reddito e producono ricchezza. Normalmente gli immigrati sono giovani, e quindi non hanno carichi familiari e quindi nella prima fase della vita attiva producono ricchezza, producono contributi, che servono per pagare le pensioni di chi è più anziano di loro, sia degli italiani, sia degli immigrati di generazioni precedenti. Se facciamo un conto a spanne -prosegue – gli immigrati in Italia sino ad oggi sono all’incirca 5 milioni. Di questi 5 milioni, circa un milione sono irregolari, quanto al permesso di soggiorno e, in quanto clandestini, questi non possono lavorare
regolarmente. Poi una parte consistente sono familiari a carico, e quindi per ragioni di età, o perché troppo giovani, o perché troppo anziani, non lavorano, pesando sul nostro welfare. Un’altra parte di popolazione attiva, magari regolari, sono disoccupati. Solo una parte minoritaria sono regolari, quanto a permesso di soggiorno e regolari quanto a posto di lavoro. La percezione economica di tutto questo – conclude – è che gli immigrati in Italia, in questo momento storico, per come si sono accumulati nel tempo, sono più un costo che un beneficio».

Se il bocconiano presidente, aspirante politico, voleva con la sua recente uscita consolidare la sua ben retribuita poltrona forse, alla fin fine, ha invece compiuto un passo falso, accontentando Di Maio, Fico, la Boldrini, le sinistre e Papa Francesco. Ma credo che il Governo abbia altre mire, e l’indiscrezione di Brambilla nella poltrona di Boeri non mi sembrano completamente infondate.

Boeri, Brambilla, brunetta

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