Il 12 luglio protesta davanti alla sede del ministero

Scuola: boom di pensionamenti degli insegnanti, presentate oltre 35.000 domande

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Cultura, Economia

ROMA – Previsioni fosche per l’inizio del nuovo anno scolastico, a causa dell’accavallarsi di disposizioni contraddittorie e della disaffezione degli insegnanti, che cercano di andare al più presto in pensione, soprattutto quelli del sud, sradicati anche a seguito della riforma della buona scuola di Renzi. Quest’anno, anche per effetto della riforma pensionistica varata dal governo Monti, negli uffici scolastici si sta registrando una vera e propria impennata di richieste di pensionamenti: secondo le prime stime si tratta di oltre 35mila persone che hanno presentato domanda, a fronte delle 20 o 25 mila richieste presentate negli anni passati. Lo rileva il Messaggero.

E, in base ai calcoli sull’anzianità, sarà così anche nei prossimi 3 anni, con un super lavoro da parte degli uffici periferici del ministero dell’istruzione. Alla carica, quindi, i docenti e il personale ata, tra cui bidelli, segretari e amministrativi classen’51, quelli che, secondo i requisiti richiesti, nel 2018 raggiungono 67 anni di età, a cui si aggiungono tutti coloro che raggiungono invece 41 anni e 10 mesi di contributi. Hanno aspettato il loro momento, dopo anni di attesa e polemiche, e ora rischiano di doversi fermare di nuovo o comunque di patire per tutta l’estate prima di vedere realizzato il loro sogno della pensione. Il motivo? La nuova procedura per la verifica dei requisiti. Ora è tutto in capo all’Inps ed è il primo anno, fino al 2017 infatti era compito degli uffici scolastici regionali raccogliere le certificazioni necessarie ed inviare tutto all’Inps per avviare la procedura di pensionamento. Prima ancora, gli uffici scolastici regionali dialogavano con l’Inpdap e godevano di una procedura più snella. Ora non è più così: le pratiche si stanno impantanando tra carte e burocrazia tanto che il rischio è quello di veder fermare tutta la macchina organizzativa, o almeno una buona parte, con possibili ripercussioni sull’avvio del prossimo anno scolastico. Un rischio concreto poiché i docenti in attesa di una risposta positiva alla domanda di pensionamento dovranno riceverla entro il 31 agosto, non possono avere un incarico dal 1 settembre.

Lo stesso vale per il personale ata che, comunque, deve andare in pensione dal 1 novembre. A fronte delle aspettative di oltre 35mila persone che sperano nella pensione, ci sono le attese e le ansie di altrettante persone che sperano invece nell’agognato ruolo o in un trasferimento. «E’ inaccettabile il grave ritardo nella determinazione del diritto alla pensione – denuncia Anna Fedeli, Flc Cgil nazionale – sta creando gravi danni ai lavoratori, e al funzionamento delle scuole. Si creano effetti negativi anche sulla mobilità del personale scolastico e sulle immissioni in ruolo dei precari dal momento che i posti, occupati da coloro che dovrebbero andare in pensione, non sono disponibili. Non accetteremo nessuna lesione di diritti maturati con il lavoro, che oggi vengono messi in discussione da procedure cervellotiche e inique».

Che cosa si intende per procedure cervellotiche? «Negli ultimi mesi – spiega la sindacalista Fedeli- tra le varie sedi Inps e gli uffici scolastici territoriali e le istituzioni Afam si sono verificati una serie di ritardi e un rimpallo di comunicazioni rispetto ai versamenti di contribuzione, alla presunta mancanza di domande di riscatto o computo o addirittura di contribuzione relativa ai periodi di lavoro di ruolo, non presenti negli archivi telematici dell’Inps». Da qui la necessità di snellire le procedure e avviare una corsa contro il tempo per avviare i pensionamenti e, a catena, iniziare a far scorrere le graduatorie dei precari per le assunzioni o la mobilità. Altrimenti sarà un’estate di fuoco, tra certificati da reperire, domande da ripresentare e cattedre da sistemare. I sindacati per questo hanno già chiesto un incontro al ministro all’istruzione Bussetti e al presidente dell’Inps Boeri. Intanto però ci si prepara alla protesta: il 12 luglio, infatti, ci sarà un presidio sotto gli uffici centrali dell’Inps a Roma, nella sede dell’Eur.

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