Migranti: Oxfam all’attacco della Ue, vuole creare centri di detenzione

ROMA – Oxfam esprime forte contrarietà e preoccupazione per la proposta avanzata oggi dalla Commissione Europea per la realizzazione di nuovi centri controllati di sbarco per migranti e rifugiati all’interno dell’Unione Europea e tramite accordi ad hoc nei paesi extra-Ue. «Quelli che l’Unione Europea chiama centri controllati potrebbero diventare in realtà veri e propri campi di detenzione. Questa impostazione è già fallita con gli hotspot creati in Grecia, dove le persone si trovano a dover sopravvivere in condizioni disumane – ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per la crisi migratoria di Oxfam Italia – Invece di ideare nuovi campi, i Governi europei dovrebbero lavorare per una vera riforma del sistema di asilo, in modo che sia basato sulla condivisione delle responsabilità tra tutti gli stati membri, mettendo al primo posto la sicurezza e la tutela dei diritti di chi fugge da guerra, persecuzioni e carestie. I rifugiati finiti negli hotspot europei, in particolare in quelli greci, aspettano regolarmente più di due anni, prima che le autorità prendano una decisione sulle loro richieste di asilo, attraverso procedure che spesso sono poco chiare e ingiuste – ha ricordato Pezzati – Questo costringe spesso i richiedenti asilo, molti dei quali sono stati traumatizzati o vittime di tratta, a dover andar avanti in un limbo legale con grandi difficoltà ad accedere ai servizi di base, ad un’adeguata assistenza sanitaria e ai servizi educativi per i bambini. La creazione di aree di sbarco al di fuori dell’Europa non è certo una soluzione, e su questo punto la sistematica violazione dei diritti umani nei lager libici, dovrebbe essere un monito da cui non tornare indietro. Tutto questo, rappresenta solo un altro tentativo per l’Europa di scaricare le proprie responsabilità sui paesi poveri.
E’ una ricetta fallimentare, che minaccia direttamente i diritti di donne, uomini e bambini che sono già stati costretti a rischiare la vita, lasciandosi un’intera vita alle spalle nel proprio paese.
«La chiusura dei porti italiani non è che l’ultimo atto, più visibile ed eclatante dell’approccio europeo sulla questione migratoria: le persone, costi quel che costi, non devono arrivare – ha concluso il rappresentante di Oxfam – L’Italia chiudendo di fatto i porti alle ong e rendendo sempre più difficile il coinvolgimento anche delle navi mercantili nelle operazioni di soccorso, sta spingendo per affidare esclusivamente le operazioni SaR alla Guardia Costiera libica, per intercettare le imbarcazioni con migranti e riportarli indietro. Se da una parte a Bruxelles ci si affretta a garantire che le persone arrivate nel territorio europeo non saranno rimandate in Libia, ipocritamente si permette alla Guardia costiera di riportarli in un paese non sicuro, in quanto il paese non ha ratificato la Convenzione di Ginevra sui diritti umani e per loro come abbiamo visto non esiste alcuna tutela. In più, ad oggi non è governato da una autorità capace di esercitare la propria sovranità sull’intero territorio. Nel frattempo però le morti in mare aumentano vertiginosamente e giugno, con 564 vite inghiottite nel Mediterraneo, è stato il mese col il più alto numero di vittime nell”ultimo anno. Un trend che tragicamente si sta confermando anche a luglio».
