Si Tav, No Tav: un balletto ridicolo che scredita il nostro Paese. Ma era già accaduto in passato

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Ci risiamo, la questione da sempre controversa della Torino – Lione, linea ferroviaria ad alta velocità fra la Francia e l’Italia, che costituisce una porzione di una più lunga tratta dal Portogallo alla Russia, è tornata d’attualità dopo le prese di posizione del ministro Toninelli e del Governo. All’annuncio di uno stop sono seguite frenate di Salvini e dichiarazioni ondivaghe di Conte.

In Francia le voci di uno stop hanno suscitato la reazione del Comitato promotore, secondo cui in Italia c’è confusione. E si nota che in caso di no gli Italiani dovranno rimborsare tanti tanti soldi. Per la Tav sono stati spesi 1,5 miliardi, lo stop costerebbe 2 miliardi. È importante per tutta la Ue che si mantenga l’impegno di finire la Tav, dicono dalla Commissione. Gli industriali di Torino sono allibiti dal valzer di posizioni, così come il Presidente della Regione Chiamparino.

Dopo le anticipazioni di alcuni giornali che indicavano il premier Conte su posizioni decise antiTav,  da Palazzo Chigi arriva una controindicazione, e si fa notare che il dossier sulla Tav al momento non è ancora giunto sul tavolo del Presidente del Consiglio, dunque nessuna decisione è stata ancora presa e soprattutto non ci sono state valutazioni al riguardo. Il dossier è in fase istruttoria presso il ministro competente Toninelli, il quale è impegnato in una valutazione costi-benefici che poi sarà sottoposta e condivisa con il premier e con l’intero governo.Ad ogni modo la soluzione sarà in linea con quella contenuta nel contratto di governo.

Un’incertezza che non fa certo onore alla nostra politica e che mi fa ricordare la dura battaglia per l’avanzamento dell’opera che, dal 2008 al 2010, ho sostenuto in Piemonte, a fianco di Mario Virano, adesso Direttore Generale di TELT, Tunnel euroalpin Turin – Lyon, allora presidente dell’Osservatorio specifico.

Una piccola storia dell’annosa vicenda, che risale all’inizio del 2000, ricorda la data dell’8 dicembre 2005, rimasta famosa per la cd. battaglia di Venaus, in Val di Susa. Le forze dell’ordine assediarono il presidio No Tav a fianco dell’area dove avrebbe dovuto svilupparsi il cantiere e, nella notte tra il 5 e il 6 dicembre sgomberarono l’area. Ma il 6 mattina i NO Tav tornarono in forze e bloccarono la Valle. L’8 dicembre un corteo di 50 mila persone circondò il presidio di carabinieri e polizia che dopo una lunga trattativa lasciarono l’area. Una sconfitta per lo Stato, che provocò una stasi dei progetti e dei lavori, alla cui prosecuzione dette un forte impulso, a partire dal dicembre 2006, l’istituzione dell’Osservatorio per l’Asse ferroviario Torino – Lione, ad opera della Presidenza del Consiglio, che si riuniva alla prefettura di Torino. La svolta decisiva nel 2009 – 2010, quando – ero da un anno prefetto del capoluogo piemontese – decisi che non era più tempo di sole trattative. Unione Europea e Governo francese ci avevano fatto comprendere che, se, entro il giugno del 2010  non si iniziavano i sondaggi, propedeutici per i lavori, l’Italia avrebbe perso i finanziamenti e avrebbe dovuto per di più pagare una penale per i lavori già effettuati dalla parte francese, che andavano a rilento in attesa dei comodi dei No tav italiani.

Molte riunioni con i prefetti di Chambéry e di Lione, confortati dal fatto che finalmente un loro collega italiano parlava correntemente francese, vertice decisivo fra i due governi e la Ue e poi la decisione. Al povero prefetto di Torino l’onore e l’onere di far realizzare, con la protezione delle Forze dell’ordine, i sondaggi destinati a violare il sacro suolo della Val di Susa, ma necessari per la prosecuzione dell’opera. Il Ministero dell’Interno ci dette i rinforzi necessari, che stazionarono in zona per oltre tre mesi (e poi ci sono rimasti in permanenza), facemmo sfoggio di trasparenza pubblicando su un sito apposito il calendario e i luoghi dei sondaggi. Li facemmo tutti di notte, e col Questore organizzammo una serie di finti sondaggi in modo da depistare gli assalitori.

Il sistema andò a buon fine all’inizio, ma poi cominciarono scontri che culminarono in una giornata campale, il 18 febbraio 2010 quando a Coldimosso 300 No tav hanno attaccato un cantiere e sono stati respinti dalle Forze dell’ordine, con 4 feriti. Proteste di parlamentari vicini ai rivoltosi,  di sindaci No Tav, di comitati schierati, fioccarono le interrogazioni parlamentari, ma prefetto e politici locali (sindaco di Torino, presidenti della provincia e della regione) in formazione compatta proseguirono nell’attività intrapresa.

Ricordo quel periodo come un’esperienza particolarmente importante, da un lato dovevo tutelare le popolazioni dall’altro dovevo far sì che l’opera procedesse per ragioni di rispetto di obblighi internazionali. Nelle nottate torinesi, nella mia camera sovrastante l’ufficio di Cavour,  venivo sempre svegliato (ma in realtà non dormivo) intorno all’1 o alle 3 di notte, l’arco di tempo nel quale iniziavano i sondaggi. E quando il funzionario di Polizia di turno mi informava che tutto era andato liscio, tiravo un sospiro di sollievo e mi addormentavo, per poco. Tutto questo per cinque, lunghi mesi.  Con la soddisfazione però di tanti entusiastici riconoscimenti dai colleghi francesi e dalle autorità europee (per il ministero è diverso, se qualcosa va bene fai solo il tuo dovere, se qualcosa va storto paghi…) per il grande lavoro svolto che aveva consentito finalmente di dare l’avvio alla vera e propria esecuzione dell’opera. Che adesso stava ancora procedendo abbastanza celermente, nonostante i ripetuti attacchi al cantiere di Chiomonte.

Improvvisamente, ma non troppo,  il comico balletto dei Si Tav e dei No Tav, le genialate dei grillini e dei non grillini rischiano di vanificare tutti gli sforzi compiuti e di coprire di ridicolo il nostro Paese, incapace di mantenere gli impegni presi. La prima volta un  prefetto era riuscito a rimediare alle gravi esitazioni della politica, ma quante altre volte potrà accadere?

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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