L'Operazione Neptune

Sicurezza: Interpol fronteggia l’ingresso di foreign fighter mescolati ai migranti

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

La rivista Interris ha tracciato un quadro interessante dell’evoluzione delle rotte migratorie dai Paesi dell’Africa in questi ultimi tempi. Ne proponiamo alcuni stralci ai nostri lettori, aggiungendo nostre valutazioni.

Le rotte migratorie che hanno portato migliaia di persone in Europa e che altre migliaia vorrebbero percorrere, si distinguono in tre diverse vie: la rotta del Mediterraneo centrale, quella iberica e quella balcanica. Secondo i dati Unhcr, dal 1 gennaio 2018 ad oggi, i migranti giunti in Spagna sono 23.993 via mare e 3.829 via terra; in Italia sono arrivate 18.095 persone, mentre sono 15.563 quelle giunte in Grecia. I numeri, sempre Unhcr, ci dicono che rispetto agli anni passati, il 2018 è caratterizzato da una drastica diminuzione di sbarchi in Italia, un calo degli arrivi anche per quel che riguarda la Grecia che ha visto nel 2017 29.718 arrivi a fronte degli 856.732 del 2015. Triplicato il numero di migranti giunti in Spagna: 8.162 nel 2016 e 22.103 nel 2017.

La diminuzione degli sbarchi in Grecia è dovuta dall’accordo tra Ue e Turchia del marzo 2016, mentre il calo degli arrivi in Italia è dovuta in minima parte alla strategia Minniti e all’apertura dei centri di detenzione per migranti Libici, ma soprattutto alla recente politica di chiusura dei porti del nuovo governo e al diniego di sbarco delle navi Ong. L’aumento significativo degli arrivi in Spagna sia via mare che via terra è dovuto, probabilmente, all’inaccessibilità sempre più spiccata della rotta del Mediterraneo Centrale, il che ha portato una deviazione dei flussi che da Agadez portano in Algeria a Tamanrasset invece che in Libia e un aumento dei migranti sulla via del Sahara Occidentale.

E’ noto ormai che gli Stati europei dovranno fare i conti con il terrorismo di matrice jihadista che continua a corrodere gli Stati e i tessuti sociali sub-sahariani e nord africani. Giova ricordare che oltre Boko Haram, Aqim, Jnim, al-Shabaab e numerose organizzazioni criminali che si stanno sostituendo ad alcuni Stati, ci sono circa 25.000 Foreign Terrorist Fighters (Ftf) sopravvissuti alla guerra siriana, molti dei quali sono in fase di transito: alcuni dal Siraq (area posta al confine tra Siria e Iraq) si stanno dirigendo verso l’est, quindi verso l’Asia Centrale e nei focolai Afghani e Pakistani, altri verso ovest, cercando di raggiungere i propri Paesi di provenienza Africani e/o Europei, passando appunto attraverso una delle tre rotte menzionate, mentre sono circa 1500 i Ftf già rientrati in Europa.

Se alcuni tenteranno di camuffarsi come migranti economici o rifugiati per arrivare in Europa, altri secondo alcune fonti, potrebbero infiltrarsi nelle rotte legali turistiche con documenti falsi, tanto che l’Interpol ha lanciato l’operazione Neptune col fine di contrastare quest’ultima possibilità, mandando diversi funzionari in 8 porti dell’area Mediterranea, appositamente per procacciare jihadisti di ritorno, radicalizzati e criminali in generale. uno dei problemi principali, non è soltanto quello del rientro in Europa dei Foreign Fighters, ma è anche quello che la radicalizzazione jihadista prenda sempre più piede tra i migranti e la gente in loco, i quali potrebbero da jihadisti entrare in Europa.

L’Europa tarda a reagire e a adattare la propria strategia, divisa com’è da interessi contrastanti tra i vari Stati. I trattati di Schengen e di Dublino sono stati messi in discussione, rendendo difficile un accordo in merito ad un sistema Europeo comune e per di più, rilevando una debolezza politica dell’Ue. Infine, l’Unione Europea dovrebbe trovare quanto prima un accordo multilaterale per gestire l’immigrazione, affinché la pressione sui Paesi del Sud Europa si allevi, in particolare la pressione migratoria sull’Italia. Si dovrebbe inoltre cercare di costruire una politica a lungo termine che possa far fronte al raddoppio della popolazione sub-sahariana, la quale senza vie di sviluppo, altro non farà che tentar di raggiungere il vecchio continente e/o probabilmente schierarsi con chi può dargli uno stipendio ossia i gruppi jihadisti.

Ma la vecchia Europa sembra dormire i sogni del giusto e si sveglierà forse quando sarà troppo tardi e l’invasione sarà consumata.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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