Migranti: taglio (15 euro) delle spese per l’accoglienza previsto nel decreto sicurezza

ROMA – Un articolo di Valentina Errante sul Messaggero di oggi anticipa una parte delle disposizioni contenute nel decreto sicurezza, in preparazione al ministero dell’interno, che dovrebbe vedere la luce entro fine settembre. Riguarda un argomento attuale, la riduzione delle spese per l’accoglienza. Ecco le principali novità previste.
«Il cosiddetto decreto sicurezza, che il Viminale punta a definire entro settembre, riguarda soprattutto il tema immigrazione, non comprenderà invece le modifiche della legge sulla legittima difesa, sulla quale non è ancora stata trovata un’intesa con il ministero della Giustizia, e quelle sugli sgomberi, che potrebbero essere varate in tempi ancora più stretti con una direttiva. I punti definiti riguardano una rimodulazione del sistema di accoglienza con nuove norme che consentirebbero un notevole risparmio.
I TAGLI Uno dei punti certi del decreto riguarda l’accoglienza nel sistema Sprar, ossia quello gestito dai comuni volontari con il supporto economico del Viminale. Sarà limitato soltanto a quanti abbiano già ottenuto lo status di rifugiato o la protezione internazionale e non più anche ai richiedenti asilo. Una misura che, se non inciderà sui numeri, di certo garantirà dei tagli alla spesa destinata all’integrazione. Facendo passare dalla cifra che si aggira intorno ai 35 euro, previsti attualmente per la prima e la seconda accoglienza per ciascun migrante, a circa 20 procapite. Inoltre i richiedenti asilo non potranno più iscriversi all’anagrafe del Comune di residenza, una misura in passato già richiesta da alcuni sindaci, per evitare che la presenza di un numero maggiore di cittadini gravasse sui bilanci. Come era già stato annunciato si estende l’elenco di reati che determineranno il diniego e la revoca della protezione internazionale. E mentre sarà revocato lo status di rifugiato a quanti rientrino nei paesi d’origine, il progetto prevede di istituire in alcune prefetture sezioni delle Unità Dublino, addette a verificare a quale stato spetti prendere in carico la domanda dei profughi ed eventuali precedenti penali a carico dei migranti. Infine sarà più difficile presentare ricorsi in caso di diniego dello status di rifugiato. I migranti ai quali è stata bocciata la domanda non potranno addurre nuovi elementi per modificare l’istanza.
MIGRANTI ECONOMICI – Il decreto prevede anche tempi più lunghi di trattenimento dei cosiddetti migranti economici, ossia quelli che non hanno diritto allo status di rifugiato, nei Cpr (centri per il rimpatrio). Finora fissato in 90 giorni. Una questione che, negli anni, ha suscitato non poche polemiche sin dall’istituzione, in quanto i migranti, considerati ospiti sono di fatto detenuti». Ma un regime simile esiste anche in Francia, Spagna e Germania e nessuno dei buonisti locali ha protestato come le nostre anime candide.
