I tempi sono abbastanza stretti

Palermo: da lunedì 10 settembre il Tribunale dei Ministri comincerà a esaminare gli atti contro Salvini

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

PALERMO – Saranno al lavoro già lunedì i tre giudici che compongono il tribunale dei ministri di Palermo e che, in 90 giorni, dovranno decidere le sorti dell’inchiesta sul ministro dell’interno Matteo Salvini, iscritto nel registro degli indagati per sequestro di persona aggravato. Ieri la Procura del capoluogo ha trasmesso ai giudici – Filippo Serio, Fabio Pilato e Giuseppe Sidoti – il fascicolo con gli  accertamenti fatti dai pm di Agrigento che, per primi, hanno aperto l’inchiesta sull’illecito trattenimento a bordo della nave Diciotti dei migranti soccorsi in mare il 16 agosto scorso dalla Guardia Costiera. Pilato, ex giudice tutelare e del tribunale del Riesame, e Serio prima magistrato a Caltanissetta, sono attualmente entrambi all’ufficio gip; Sidoti è in servizio alla  sezione fallimentare a Palermo.
Al collegio è stata inviata anche una relazione con cui la Procura di Palermo ha chiesto che vengano svolte le indagini preliminari a carico di Salvini indicando alcuni accertamenti da compiere. I giudici hanno assoluta discrezionalità in tema di indagini e potrebbero anche ampliare i temi da approfondire, come pure modificare i reati contestati e le iscrizioni nel registro degli indagati. Una prerogativa che potrebbe anche portare a nuove incriminazioni. O, ad esempio, qualora si
ipotizzasse un abuso d”ufficio e si escludesse un reato più grave, allo spostamento dell”inchiesta a Roma.
Nulla trapela sulle indicazioni date al collegio dai pm ma si fanno diverse ipotesi sulle azioni che il tribunale potrebbe compiere: a cominciare dalla scelta di sentire l’indagato, Matteo Salvini, che più volte peraltro ha sollecitato di essere ascoltato dai magistrati. All’attività istruttoria dei giudici
potrebbe partecipare anche la Procura qualora il tribunale lo consentisse. In ballo c’è poi l’esame della posizione del capo di gabinetto del Viminale, Matteo Piantedosi, che i pm di Agrigento, prima di mandare gli atti a Palermo per competenza, avevano iscritto nel registro degli indagati, ma che gli inquirenti del capoluogo non hanno invece indagato. Il tribunale potrebbe decidere di accertare se fu solo Salvini a vietare lo sbarco dei profughi e quindi se Piantedosi e gli ufficiali della Guardia Costiera furono meri esecutori dell’ordine del ministro o se ebbero un ruolo nella decisione. Tema che implicherebbe l’interrogatorio degli ufficiali coinvolti. Gli atti, inoltre, sono stati notificati anche ai migranti tenuti illegalmente a bordo della Diciotti e anche loro, se il collegio volesse e se
fossero ancora in Italia, potrebbero essere sentiti. Alcuni di loro, accolti al centro babobab, saranno stati già ben istruiti su cosa dire contro il Ministro. Alcune testimonianze, già acquisite dalla polizia, sono state già trasmesse col fascicolo.
Altro argomento che certamente i giudici esamineranno è quello della competenza territoriale: sapere dove si trovava la Diciotti quando è partito il divieto di sbarco, se cioè era nelle acque di Lampedusa o in quelle di Catania dove poi è attraccata, è fondamentale per capire se l’inchiesta resterà a Palermo, luogo del tribunale dei ministri del distretto, quindi competente anche per i reati commessi ad Agrigento, o andrà nella città etnea.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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