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Previdenza: investire in quella complementare conviene. Tutte le indicazioni utili

ROMA – Perché investire nella previdenza complementare conviene: anche versando piccole somme è possibile ottenere una pensione dignitosa. Con un mercato del lavoro caratterizzato da carriere professionali discontinue e bassi redditi, e con un sistema previdenziale che presenta requisiti sempre più stringenti, per i giovani di oggi la pensione è più in miraggio che una certezza e la previdenza complementare rappresenta una buona ancora di salvataggio. Queste le indicazioni che riprendiamo dal sito PMI.it:

Con un costo non eccessivo, meno di 100 euro al mese, è teoricamente possibile accumulare 63.000 euro per integrare la pensione futura, di cui 17.000 euro di rendimenti stimati. I versamenti effettuati per la pensione integrativa sono inoltre deducili dal reddito IRPEF in fase di dichiarazione dei redditi. Facendo qualche semplice calcolo, con un versamento mensile di 80 euro, ogni anno verrebbero messi da parte 960 euro versati al proprio fondo pensione. Di questi, ipotizzando un reddito IRPEF intorno ai 20mila euro, 274 verrebbero recuperati annualmente con le deduzioni IRPEF.Naturalmente, ogni fondo di pensione integrativa ha i suoi costi. Scegliere i prodotti con i costi più convenienti ripaga il lavoratore soltanto a parità di rendimento.

Considerando 40 anni di versamenti, con un piccolo sforzo mensile, il lavoratore aderente al fondo si troverebbe un capitale accumulato di oltre 63.000 euro, di cui 17.000 euro sono i rendimenti stimati, ottenendo una rendita vitalizia pari a 3.000 euro l’anno, pari a circa 250 euro mensili, che andrebbero ad affiancare la sua pensione futura, offrendogli un maggiore respiro. Tutto questo, ovviamente, ragionando unicamente su quanto messo da parte e tralasciando l’aspetto costo/rendimento, che varia per ogni singolo fondo pensione o piano pensionistico scelto. Le alternative sul mercato sono infatti numerose, da scegliersi tra fondi pensione chiusi (del proprio settore/contratto) o aperti e Pipp (Piani individuali pensionistici), che non sono fondi ma tipologie di assicurazione a scopo pensionistico.

Tra le prossime opzioni a misura di piccolo risparmiatore esistono anche i Pepp (Pan-european personal pension), prodotti pensionistici individuali molto semplici e a basso costo, pensate per studenti, lavoratori dipendenti e autonomi. Ancora non sono disponibili, potrebbero arrivare a fine 2019, e dovrebbero poter essere offerti da banche, assicurazioni, fondi pensione e società di gestione o d’investimento.

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