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Mattarella: fine anticipata del mandato. Lo prevede la globo-committenza finanziaria

Il quotidiano ItaliaOggi del 5 ottobre ha pubblicato un articolo di che potrebbe sembrare di fantapolitica, ma che invece poggia su considerazioni attendibili. Vi si legge che «la globo-committenza finanziaria, che dalla primavera di quest’anno ha dedicato crescenti risorse all’analisi di quanto accade a Roma, legge negli ultimi avvenimenti italiani anche un sostanziale salto di paradigma politico». Si tratta di considerazioni alle quali rivolgere particolare attenzione perché provengono sostanzialmente da quegli ambienti finanziari, economici e politici che nel 2011, con l’innalzamento dello spread e la complicità di Napolitano, furono all’origine della caduta del governo di centrodestra e del ritorno delle sinistre, mascherate da governo tecnico, in Italia, fino alle elezioni del 4 marzo 2018.

La mutazione politica, a giudizio di questi signori, è rappresentata, in primo luogo, dal venir meno del ruolo di guardiano fin qui attribuito al titolare dell’Economia, Giovanni Tria, fatto che ha causato lo smarrimento degli investitori. Conseguenza, le travagliate decisioni del governo gialloverde hanno aumentato il deficit e messo (più di quanto già non lo fosse) l’Europa contro il nostro Paese.

Per questo, nonostante la scadenza del settennato di Mattarella sia lontana (2022), gli investitori non escludono che il Presidente della Repubblica siculo concluda anzitempo il proprio mandato. Il Quirinale è considerato il principale centro d’impulsi contro la maggioranza anti-establishment al potere.

Terreno di prova, a loro giudizio, potranno essere le elezioni parlamentari europee del 2019. Le spinte centrifughe potrebbero rendere impossibile la creazione di convergenze euro-nazareniche, tra popolari e socialisti europei e affini. Un asse tra conservatori moderati e forze sovraniste sarebbe dunque più reale che mai, rendendo difficile conservare gli attuali equilibri della Commissione europea. I nuovi equilibri euro-parlamentari, infatti, impedirebbero al Consiglio di disporre di carta bianca nella determinazione del futuro esecutivo comunitario. Secondo l’analisi citata, preso atto del prevalere, in Italia e in Europa, delle forze moderate e sovraniste, il Capo dello Stato potrebbe essere indotto all’addio anticipato, anche in considerazione dell’uscita di scena di Mario Draghi.

Mi sembrano considerazioni premature; attendiamo l’esito delle prossime elezioni europee all’esito delle quali, se dovessero prevalere le forze definite moderate e sovraniste, si realizzerebbe veramente uno sconvolgimento delle politiche dell’Europa. Verosimilmente si andrebbe incontro a uno scontro politico fra un Parlamento a maggioranza moderata-sovranista e un Consiglio nel quale i Governi di centrosinistra o di sinistra avrebbero la prevalenza (basti pensare a Spagna, Francia, Germania, Belgio, Lussemburgo, Olanda e ai paesi dell’Europa del Nord). Contraltare solo  l’Italia e i Paesi Visegrad.

Le Commissioni europee, a cominciare da quella presieduta da Romano Prodi, sono state finora prone a quella che il quotidiano ha definito la globo-committenza economica e finanziaria, che vede nelle forze di sinistra le fedeli esecutrici dei suoi indirizzi, che hanno portato alcuni Paesi alla povertà e alla catastrofe finanziaria. Occorrerebbe un vero e proprio cambio di rotta, una sterzata decisa in tema d’immigrazione e d’incitamento alla crescita. Ma non sarà tanto facile in quest’Europa dei banchieri e della finanza. L’Europa dei popoli, sognata dai padri fondatori, sembra proprio un’utopia.


Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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