L'analisi di un esperto

Reddito di cittadinanza: la vera falla è lo scarso funzionamento dei centri per l’impiego

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Uno degli aspetti più problematici che il governo gialloverde è chiamato a risolvere alla svelta, se vuol dar corso alla concessione del reddito di cittadinanza dai primi mesi del 2019, è quello dell’efficienza dei centri per l’impiego, che in molte regioni lascia a desiderare. Riprendo l’acuta analisi di un articolo di Simone Cosimi pubblicato il 15 ottobre sul sito PMI.it

«Varare lo pseudo-reddito di cittadinanza nelle sgangherate condizioni attuali, riservando pochi spiccioli alla rimessa in piedi dei centri per l’impiego e puntando solo sulle assunzioni senza occuparsi di riqualificare chi ci lavora e di predisporre un serio piano digitale dedicato di sincronizzazione dei database, significa offrirsi al caos assoluto. E partorire un pasticcio epico che metterebbe a rischio le casse dello Stato. Oltre che partorire un carrozzone dal sapore sudamericano. Marco Ruffolo su Repubblica ci ricorda per esempio, tanto per rimanere all’aspetto informatico, che: quasi dappertutto i centri per l’impiego non dialogano né tra di loro né con l’Anpal, l’agenzia che dovrebbe coordinarli né, tanto meno, “scambiano i loro dati con l’Inps.
Aprendo per giunta un buco nero sulla gestione operativa dei sussidi: chi li eroga (Inps) potrebbe non sapere o conoscere molto tardi che il beneficiario ha trovato impiego e non ha più diritto al reddito. Largo ai furbetti nel Paese dei falsi invalidi e delle persone ignote al fisco?

I centri per l’impiego già oggi sono ridotti, specialmente al Sud, a sportelli di assistenza sui sussidi spettanti ai disoccupati. Solo nell’ultimo periodo hanno pian piano ricominciato ad assumere funzioni di politica attiva del lavoro, con l’assegno di ricollocazione e il reddito di inclusione varato dal governo Gentiloni.

Da un giorno all’altro, a partire dalla prossima primavera, l’attuale platea potrebbe diventare pachidermica: 6,5 milioni di italiani, ossia tutti i cittadini in stato di povertà assoluta o relativa che tecnicamente diventeranno potenziali beneficiari del reddito di cittadinanza. Non so se abbiate idea di cosa potrebbe accadere in quegli uffici, quando già oggi si creano spesso situazioni di disorganizzazione e confusione da record.

Detto dunque che già oggi il flusso dei disoccupati li travolge – senza consentire di offrire soluzioni decenti – rimane oltretutto sul tavolo lo spinosissimo tema geografico. Secondo indiscrezioni, la famosa regola della sospensione del reddito di cittadinanza sopo tre offerte di lavoro rifiutate, potrebbe non valere in territori dove di offerte, ce ne sono molte di meno.

Anche se il quadro appare uniforme: nel 2014, secondo gli ultimi dati Unioncamere-Ministero del Lavoro, appena l’1,5% delle aziende ha utilizzato per ricerca e selezione del personale un centro di collocamento. Più che dai territori, la mancanza di offerte dipende dal fatto che gli imprenditori non si rivolgono a quelle strutture.

In pratica, si concederebbe alle persone senza occupazione delle aree più in difficoltà la possibilità di un rifiuto in più specialmente nel primo caso e se l’offerta comporta uno spostamento dal luogo di residenza. Un problema nel problema, che rimane totalmente da chiarire e che conferma come il lavoro non si crei per legge – né ristrutturando le insegne e gli arredi dei centri di collocamento, come pare si voglia fare per rendere quei luoghi riconoscibili in stile uffici postali – ma migliorando le condizioni generali del mercato del lavoro.

Dunque riepiloghiamo gli ostacoli che occorrerà superare e ai quali servirebbero più tempo e vere risorse invece che un forcing matto e disperatissimo da campagna elettorale.

Poco personale, mal distribuito e da riqualificare.
Giungla informatica, database che non si parlano.
Gestione prevalente dei sussidi e scarsa abitudine all’approccio alle politiche attive.
Incapacità di gestione del flusso di utenti, con una platea di 1,7 milioni di senza lavoro che salirà a 6,5 milioni di cittadini.
Ma, anche, necessità di trasformare gli uffici in veri hub del territorio, riferimento anche per le aziende e gli artigiani che vi si possano rivolgere e per i quali, oggi, praticamente non esistono».

Da quest’elencazione di problemi ci si può render conto quali siano le difficoltà da superare, indipendentemente dal giudizio sull’equità e sull’opportunità della misura in sé, sulla quale ci siamo già espressi. Ma Di Maio e compagni del M5S avevano fretta di varare il provvedimento-simbolo della loro campagna elettorale, ma debbono stare attenti. Come dice il proverbio la gatta frettolosa fece i gattini ciechi.

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