Lo studio della Cgia di mestre

In Italia oltre 100 tasse gravano su cittadini e imprese. Ne basterebbero 10

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Fisco, Lente d'Ingrandimento

L’Italia è il paese dalle oltre 100 tasse, con un prelievo tra i più alti d’Europa, che fanno andare in tilt il contribuente più ligio nel districarsi tra scadenze di contributi, tributi e via dicendo, quando ne basterebbero 10 per accontentare il fisco.
Lo pensa la Cgia di Mestre per la quale le imposte che pesano di più sui portafogli dei cittadini italiani sono due e
garantiscono più della metà (55,4%) del gettito totale: Irpef e Iva. Nel 2017 la prima ha garantito all’erario un gettito di 169,8 miliardi di euro (33,8%, un terzo del totale) mentre la seconda ha consentito di incassare 108,8 mld di euro (21,6%).
Per le aziende l’imposta più pesante è l’Ires (Imposta sul reddito delle società), che nel 2017 ha fatto incassare al fisco
34,1 mld di euro. Di particolare rilievo anche il gettito riconducibile all”imposta sugli oli minerali che è stato pari a
26 mld e quello ascrivibile all”Irap (Imposta regionale sulle attività produttive) che ha assicurato 22,4 mld di euro.
Tenendo conto che dall’applicazione di una novantina di tasse, tributi e contributi l’erario incassa solo il 15% del
gettito totale annuo – segnala Paolo Zabeo – con una seria riforma fiscale basterebbero poco più di 10 imposte per
consentire ai contribuenti di beneficiare di una riscossione più contenuta, di lavorare con più serenità e con maggiori vantaggi anche per le casse dello Stato che, molto probabilmente, da questa sforbiciata vedrebbero ridursi l’evasione.
Se si considera che il livello dei servizi presente in Italia è molto modesto – spiega renato Mason, segretario Cgia – è
necessario che il Governo inizi seriamente a ridurre il carico tributario. Con la manovra di bilancio presentata nei giorni scorsi è cominciato un percorso di riduzione delle tasse sulle partite Iva. Un fatto sicuramente positivo, ma ancora insufficiente.
Oltre ad avere un peso fiscale eccessivo, rimane inaccettabile soprattutto il grado di complessità raggiunto dal fisco che complica la vita ai cittadini e scoraggia la libera iniziativa e la voglia di fare impresa. Senza dimenticare che i tempi e i costi della burocrazia fiscale sono diventati una patologia che caratterizza negativamente tutto il
nostro Paese. Molti operatori stranieri non investono da noi proprio anche a causa dell’eccessiva ridondanza del nostro sistema burocratico e fiscale. Incomunicabilità, mancanza di trasparenza, incertezza giuridica e adempimenti troppo onerosi hanno generato un velo di sfiducia tra imprese e Pubblica amministrazione che non sarà facile
rimuovere in tempi ragionevolmente brevi.

Ma per ora questo sembra essere l’ultimo pensiero del governo gialloverde, anche se qualcosa si sta muovendo all’interno dei provvedimenti che formeranno la manovra.

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