La denuncia della Presidente dell'Associazione

Unimpresa: reddito cittadinanza favorirà lavoro nero, in accordo fra imprese e lavoratori

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

ROMA – «La norma che mira a introdurre in Italia il reddito di cittadinanza corre il rischio di essere aggirata e può far esplodere il lavoro nero». E’ Unimpresa a lanciare l’allarme. «L’architettura della misura si presta a diverse manipolazioni, anche con sostanziali accordi tra le imprese e i lavoratori, appartenenti a categorie più deboli», denuncia il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara.

Secondo un sondaggio di Unimpresa, infatti, chi ha un reddito mensile inferiore a 1.000 euro infatti potrebbe accettare di buon grado il licenziamento per accedere al reddito di cittadinanza che ha un assegno mensile fino a 780 euro e continuare a lavorare ma in nero con il vantaggio di poter percepire un assegno complessivo superiore alla paga regolare. Ma ci sarebbe un vantaggio anche per i datori di lavoro che risparmierebbero dal 30% al 60% sul costo del lavoro pur potendo avere comunque la stessa prestazione lavorativa.

«Commercio, turismo, agricoltura, servizi di manutenzione e di pulizia sono i settori nei quali si potrebbero registrare i maggiori casi di anomalia e distorsione. Lavoratori part time e con stipendio inferiore a 1.000 euro mensili quelli potenzialmente più interessati a valutare forme di aggiramento e violazione della misura», prosegue Unimpresa che sottolinea come a pesare sul quadro finale, è anche la difficoltà di mettere in atto un piano di controlli a tappeto e sul territorio.

«Per creare nuova occupazione bisogna tagliare il cuneo fiscale e i costi a carico delle aziende, ma ci rendiamo conto che si tratterebbe di interventi poco spendibili sul piano elettorale e non remunerativi in termini di voti. C’è da dire che la misura sul reddito di cittadinanza ha un presupposto importante e condivisibile. Aiutare chi è in difficoltà, prima con un sussidio e poi con l’offerta di lavoro. Ma a noi piace andare a fondo ed essere concreti, valutiamo sempre l’applicabilità e l”attuazione delle nuove leggi, che vanno sempre calate nella realtà italiana. E’ evidente che le distorsioni sono facilissime e a portata di mano, meglio dirselo subito», commenta.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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