La posizione della Chiesa

Migranti: Papa Francesco e Chiesa si schierano per l’accoglienza. Contro gli egoismi europei

di Paolo Padoin - - Cronaca, Cultura, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Papa Francesco all’Angelus di domenica ha lanciato il suo appello ai grandi dell’Europa perché esprimano una «concreta solidarietà», evitando di chiamare in causa direttamente chi governa il nostro Paese, ma con l’idea sottintesa che il governo gialloverde debba in qualche modo attivarsi per casi disperati come questo.

Le parole del pontefice hanno avuto un’immediata eco nella Chiesa italiana, anche perché sembrano moltiplicarsi, giorno dopo giorno, i segni del dissenso ecclesiale circa le scelte politiche e sociali di un esecutivo teso certamente a garantire la sicurezza pubblica ma che ancora, come del resto quelli precedenti, non è riuscito anche a migliorare la qualità della vita delle persone e della collettività, pur dimostrandosi voglioso di sconfiggere la povertà, e di avviare  un modello di sviluppo più sostenibile.

Da qualche tempo però i vescovi italiani e molti gruppi del cattolicesimo impegnato contestano apertamente e duramente alcune scelte di governo, asserendo che queste rischiano di cancellare i diritti fondamentali di stranieri che da tempo vivono nel nostro Paese e di creare dei nuovi ghetti sociali. In particolare è stata contestata dagli ambienti cattolici quella che è stata definita la tassa sulla bontà, che renderà più difficile l’azione delle organizzazioni non profit del Terzo Settore (molte delle quali di matrice cattolica) che da sempre operano per costruire una società più umana e solidale. Tanto che esponenti del governo gialloverde, accortisi della grave gaffe, hanno promesso di fare marcia indietro su questo balzello che a tutti pare ingiusto.

In questo quadro alcuni esponenti del mondo cattolico hanno criticato anche le scelte di Salvini su sicurezzza e immigrazione, e si sono associati alle posizioni di alcuni sindaci, prendendo posizione in favore dell’obiezione di coscienza al decreto sicurezza del governo.

Ormai sembra che i vescovi diventino protagonisti sulla scena pubblica più per interessarsi di temi politici in senso ampio che delle tradizionali questioni della bioetica, dei valori non negoziabili, della secolarizzazione dei costumi.  L’interesse ecclesiale sembra diventare sempre più di natura più sociale che religiosa, nella difesa di quanti sono ai margini della società. Operando così una funzione di supplenza della politica, che da tempo è caduta a livelli estremamente bassi anche nella considerazione popolare.

Questa posizione dei vescovi è stata commentata da Salvini, peraltro premiato dai recenti sondaggi d’opinione come uno dei leader  più seguiti, con la solita spregiudicatezza di linguaggio: «Solo qualche pretone fa polemica. Vada una mattina in chiesa, e vedrà come la pensano i fedeli e anche i parroci».

C’è sicuramente un fondo di verità, ma la questione fondamentale resta quella individuata da papa Francesco, che ha più volte richiamato non l’Italia, ma tutti il governi e le istituzioni europee a un maggiore sforzo per l’accoglienza, non lasciandone il peso solo ad alcuni Paesi.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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