Le sinistre ovviamente plaudono

Salvini – Anm: nuovo scontro sulla legittima difesa. I magistrati, si vuol legittimare l’omicidio

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

ROMA – La guerra fra Salvini e i magistrati continua, visto che questi ultimi vogliono intervenire con forza su tutti i progetti di legge che non aggradano la categoria (soprattutto se provengono dalla destra) e che possono scalfire il loro potere discrezionale, e ledere l’indipendenza e autonomia della magistratura.

Durissimo il giudizio dell’Associazione nazionale magistrati sulla riforma della legittima difesa targata Lega. Per l’Associazione nazionale dei magistrati il testo della proposta di legge, che è già stata approvata dal Senato e ora è all’esame della Camera, presenta dei «profili di illegittimità costituzionale, ma soprattutto contiene gravi criticità e ​si rischia di legittimare anche i reati più gravi, perfino l’omicidio».

Parole che non scalfiscono il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che della riforma ha fatto un vero e proprio cavallo di battaglia, promettendone l’approvazione non oltre febbraio. «I magistrati si leggano il testo»: la risposta di Salvini.

Il leader leghista tira dritto e ostenta tranquillità, affidando a una diretta social la replica ai magistrati: «Sto facendo il possibile e l’impossibile per garantire sicurezza e leggi più certe, tra cui quella che garantisce il diritto alla legittima difesa, che per quello che mi riguarda è sacrosanto, anche se oggi qualcuno dell’Associazione nazionale magistrati dice che è pericolosa e rischia di legittimare l’omicidio. Ma per favore…,» taglia corto suggerendo di leggersi il testo della proposta.

Al fianco del vicepremier si schiera la ministra Giulia Bongiorno: ​«Sorprendono gli allarmi lanciati dall’Anm perché del tutto ingiustificati e completamente disarticolati dalla realtà. Il testo della norma, equilibrato e rispettoso della Costituzione, non ha nulla a che vedere con una licenza ad uccidere».

Ad esprimere dubbi sul testo leghista è anche il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone: «Credo che se ci dovesse essere l’approvazione di un testo che consente uno spazio maggiore al privato, un eccesso di valutazione a favore del privato, questo rischia di farci tornare indietro. Il monopolio della forza negli stati moderni deve spettare solo allo Stato. Il privato la può utilizzare solo in extrema ratio».   Per il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho, «spetta alle forze dell’ordine garantire la sicurezza. Per fare questo è necessario un controllo capillare del territorio e sotto questo aspetto gli organici di polizia, carabinieri e guardia di finanza vanno riempiti ed è evidente che dove ci sono controllo e garanzia con capillare controllo da parte di coloro cui spetta non ci sarà spazio per la legittima difesa».

Ma è soprattutto il leader del sindacato delle toghe, Francesco Minisci, nel corso dell’audizione in commissione Giustizia della Camera, a ‘smontare’ di fatto la riforma: innanzitutto, «non possono esserci automatismi, e non si può evitare l’avvio di un procedimento penale per accertare quanto accaduto in relazione alla morte di una persona, a tutela di tutti, sia di chi ha reagito che di chi ha offeso, altrimenti si rischiano distorsioni irrecuperabili». Insomma i magistrati non vogliono perdere il loro potere, tocca sempre al loro insindacabile giudizio stabilire le regole, non accettano che sia il parlamento a dettarle.

Tra i punti più critici evidenziati dal presidente dell’Anm, l’introduzione della «presunzione di legittima difesa nella sua interezza, con la quale vengono meno i principi di attualità e concretezza del pericolo, e quello della proporzionalità, nonché il punto della riforma che riguarda la punibilità dell’eccesso colposo di legittima difesa: Come stabilire il confine tra il turbamento, che non esclude la punibilità, e il grave turbamento che invece la esclude? Insomma, per i magistrati le norme in vigore sono già sufficienti, mentre la nuova riforma pone più rischi di quelli che intende superare». Peccato che, con le norme attuali, ci vadano di mezzo più le persone per bene che i delinquenti.

Al termine del ciclo di audizioni in commissione, il Pd tira le somme e il giudizio è fortemente negativo, in accordo con la magistratura: «Raramente si era vista una così solida unanimità: magistrati, avvocatura, docenti universitari ed esperti hanno criticato, bocciato o perfino demolito la legge del Governo. Questa legge è l’ennesimo spot del governo, l’ennesima capriola dei 5 stelle che ingoiano cinicamente ogni estremismo di Salvini», afferma Walter Verini.

I leghisti, però, difendono a spada tratta il testo, e garantiscono: «andiamo avanti serenamente, anche perché la norma non ha né l’intento di legittimare l’omicidio né tantomeno quello di disattendere i dettami della nostra Costituzione», affermano in una nota i parlamentari della Lega in commissione Giustizia. Anche Forza Italia, che è favorevole alla riforma della legittima difesa, prende le distanze dalla proposta leghista (abbiamo molte perplessità) e chiede di tornare al testo a prima firma Gelmini.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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