Le attività dell'Istituto di Boeri

Reddito di cittadinanza: le domande presentate consentono all’Inps di accedere ai conti correnti

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

Tito Boeri, presidente dell’INPS

ROMA – Il Messaggero ci rivela che, grazie alle domande per il reddito di cittadinanza, l’Inps avrà accesso ai conti correnti di ventitré milioni di italiani. Lo screening è già partito: chi in queste settimane ha richiesto per la prima volta il calcolo dell’Isee, per portarsi avanti nell’attesa che sia pronto il modulo Inps con cui sarà possibile inoltrare la domanda per il sussidio pentastellato, in pratica ha consegnato senza saperlo le chiavi del suo conto corrente all’istituto di previdenza sociale, autorizzandolo a prendere possesso dei propri dati finanziari. «Complice la corsa al reddito di cittadinanza, prevediamo che quest’anno sette milioni di famiglie si rivolgeranno ai Caf per ottenere dall’Inps la certificazione Isee, fanno circa ventitré milioni di italiani in tutto, il 15 per cento in più rispetto a quelli che già si relazionano con l’indicatore della situazione economica equivalente per beneficiare di altre agevolazioni», osserva Paolo Conti, il direttore generale Caf Acli.

GLI ACCERTAMENTI
Ma l’incredibile quantità di informazioni personali che l’Inps acquisirà nell’ambito delle verifiche di idoneità al sussidio preoccupa il Garante della privacy: in caso di uno stop per violazioni alla privacy gli accertamenti dei funzionari anti-furbetti verrebbero sospesi e l’erogazione del sussidio finirebbe fuori controllo. «I Caf comunicano all’Inps i dati contenuti nella Dichiarazione sostitutiva unica per la richiesta dell’Isee, tra cui quelli relativi al patrimonio finanziario di cui l’istituto di previdenza non è a conoscenza finché non è il cittadino stesso a consegnarglieli, tramite l’autocertificazione», spiega Paolo Conti. L’Inps verifica con l’Agenzia delle Entrate se le informazioni date dall’utente corrispondono al vero: a questo punto accede a tutti i conti correnti dell’interessato (anche a quelli non segnalati, nel caso ve ne fossero). Vede le somme effettivamente depositate in banca, gli investimenti della persona che hachiesto l’Isee, persino le polizze intestate a suo nome.

I DATI
«Tutti i dati che verranno comunicati ai Caf da coloro che faranno domanda per il reddito di cittadinanza finiranno nel database dell’inps dopo essere stati passati al vaglio. Funziona così da sempre: l’Inps già conosce per esempio i dati finanziari di tutte quelle famiglie con figli che per esempio hanno richiesto il calcolo dell’Isee per avere uno sconto sul servizio di refezione scolastica», continua il direttore generale Caf Acli. E lo stesso vale per quei nuclei familiari che in virtù di un valore Isee molto basso, anche inferiore alla soglia prevista per l’erogazione del reddito di cittadinanza, già beneficiano di una serie di aiuti per i quali è necessario effettuare delle verifiche a monte. Tuttavia, le nuove norme europee sulla privacy impongono una serie di paletti quando vengono trattati dati attinenti alla sfera intima di una persona, tanto più se connessi a una particolare situazione, come nel caso del reddito di cittadinanza. I tempi di conservazione delle informazioni devono essere limitati. Inoltre, i dati raccolti vanno sottoposti a continui aggiornamenti per garantirne la precisione. Il pericolo è che collassi l’intero sistema di controlli con cui il governo punta a disciplinare il reddito di cittadinanza. A destare allarme non è solo il flusso di dati tra Caf e Inps, finito nel mirino del Garante anche perché i sistemi informativi dei centri di assistenza fiscale non sempre sarebbero adeguatamente protetti. Pure il monitoraggio degli acquisti effettuati con la card dai beneficiari (verranno divisi per settore merceologico e per tipologia di esercenti) andrà disciplinato. O l’intero patrimonio informativo generato dal reddito di cittadinanza sarà a rischio

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