La situazione in Libia si evolve continuamente

L’Italia cerca di aiutare il governo libico, ma la Francia non sta a guardare e appoggia il generale Haftar

di Ezzelino da Montepulico - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

L’Italia continua a cercare una soluzione di pace per la Libia, mentre il generale Khalifa Haftar sta mettendo a ferro e fuoco il Sud e sta conquistando sempre più posizioni e potere. Si susseguono le riunioni e i contatti fra le parti e due giorni fa, una  riunione tecnica si è svolta a Tripoli, con la partecipazione del neo ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Buccino Grimaldi, alla presenza dei rappresentanti del Dipartimento pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno, del Comando Generale della Guardia di finanza, del Comando generale delle Capitanerie di porto, della Marina militare italiana e i vertici della Marina e della Guardia Costiera libica.

Si è discusso lo sviluppo del progetto italiano per la gestione integrata delle frontiere e dell’immigrazione, che ha come obiettivo «il graduale rafforzamento delle capacità delle competenti autorità libiche in questi settori, inclusa la lotta al traffico di migranti, nonché la ricerca e soccorso in mare».

Una prima fase di attuazione del piano si è avuta nel dicembre 2017, con il co-finanziamento della Ue, per un importo complessivo di 46,3 milioni di euro, mentre nel dicembre 2018 è stata approvata e finanziata la fase 2, con un budget pari a 45 milioni di euro, versati nel Trust Fund dai paesi del gruppo di Visegrad (Polonia Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) per 35 milioni, e dalla Commissione europea per 10 milioni.

In questa fase il progetto mira in particolare al miglior addestramento delle forze in campo per ottenere lo «sviluppo delle capacità e delle riforme istituzionali delle autorità libiche responsabili della gestione delle frontiere incluse le operazioni di ricerca e soccorso». Il potenziamento «delle capacità operative delle autorità marittime libiche, mediante la fornitura di quattro imbarcazioni per attività di search and rescue in alto mare». E ancora: «La realizzazione dell’Mrcc (Maritime rescue Coordination centre) a Tripoli, con contestuale e graduale attivazione di sistemi di comunicazione e controllo lungo la fascia costiera», in modo da rendere più concreta l’attività della Guardia costiera libica nella parte di mare che le compete, anche al fine di contrastare l’attività incontrollata e illegale delle navi Ong a caccia di migranti.

Prosegue dunque l’attività diplomatica dell’Italia per aiutare il governo libico, ma nel frattempo la Francia si starebbe sempre più avvicinando al generale Haftar, le cui truppe da pochi giorni avrebbero assunto il controllo della sicurezza dell’importante giacimento libico di El Feel da 75.000 barili al giorno, prima ,estito dalle milizie tebu fedeli al governo di Tripoli. Il campo è operato al 33% dall’italiana Eni assieme alla Compagnia petrolifera nazionale libica (Noc) ed è il secondo conquistato da Haftar, dopo quello di Sharara, il più importante della Libia. Un portavoce del cane a sei zampe ha confermato all’Ansa che l’esercito di Bengasi è arrivato al giacimento di El Feel e ha precisato che «in nessun momento lo staff o le strutture del campo sono state messe a rischio». Dunque c’è di che preoccuparsi perché Macron sta ripetendo la stessa politica che a suo tempo Sarkozy portò avanti ai danni di Berlusconi per favorire l’espansione delle società energetiche francesi in Libia.

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Ezzelino da Montepulico

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