Pensioni d’oro: dal prossimo mese arriveranno tagli. Pronti migliaia di ricorsi, i motivi

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Antonio Dentato Componente Sezione Pensionati Assidifer-Federmanager, in un recente articolo riportato dal sito di Franco Abruzzo, portavoce del MIL, critica ferocemente  la legge di bilancio triennale 2019-2021 n. 145 del 30 dicembre 2018, art.1, commi. 261-268, che contiene l’attuazione del proclama contro le cosiddette pensioni d’oro, alle quali vengono applicati pèesanti tagli per 5 anni, come preannunciato dal governo gialloverde. Si tratta però di provvedimento gravemente inficiato dal mancato rispetto dei vincoli costituzionali. Vediamo perché.

Si rileva innanzitutto che il taglio in questione è disposto con il comma n. 261 della legge citata: a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge e per la durata di cinque anni, i trattamenti pensionistici [….] sono ridotti di un’aliquota di riduzione…. E’ diversa la denominazione, ma l’effetto è lo stesso  dei contributi di solidarietà, già applicati da anni ai pensionati. Difficilmente questa nuova riduzione può eludere i vincoli posti in materia dalla Corte Costituzionale,  la quale ha detto chiaramente che il prelievo si può fare, ma a precise condizioni: 1. Eventuale dissesto del sistema previdenziale (e invece la misura adottata con la legge triennale citata serve a finanziare misure assistenziali che, secondo le cronache, il sistema lo mettono a rischio); 2. Aliquote non eccessive: 3. Rispetto del principio di proporzionalità; 4. Misura eccezionale una tantum, temporanea.

Ulteriori osservazioni e annotazioni fanno pendere la bilancia verso il responso di incostituzionalità: a) il nuovo prelievo sulle pensioni medio-alte è il sesto, solo per citare quelli disposti a partire dal 2000. Ogni volta per 3 anni. L’ultimo prelievo (2014-2016) andava dal 6% al 18% e durava 3 anni. Il nuovo, con 5 aliquote, parte dal 15%, arriva fino al 40%. Su 5 scaglioni  e dura 5 anni.  b) i pensionati provenienti dagli ex Fondi speciali (ex Fondi Volo, Telefonici, Elettrici, Ferrovieri, Ferrotranvieri, Inpdai, tutti confluiti nell’Inps) ne hanno pagati 2 contemporaneamente. Quello (2014-2016) applicato a tutti i titolari di pensioni superiori a 91.251,16 euro e quello speciale (ex Fondi) per sei anni, dal 2012 al 2017.

Anche il sistema di perequazione introdotto con la nuova legge di bilancio triennale si pone in aperta contrapposizione con i moniti dei giudici costituzionali. Che ripetutamente hanno avvertito il legislatore di non tirare troppo la corda del sistema perequativo, abbassando sempre più le aliquote di rivalutazione. Al riguardo, richiamando la giurisprudenza costante in materia, dice la Sentenza Cost. n. 316/2010 «la frequente reiterazione di misure intese a paralizzarlo, esporrebbero il sistema ad evidenti tensioni con gli invalicabili principi di ragionevolezza e proporzionalità …. Perché le pensioni, sia pure di maggiore consistenza, potrebbero non essere sufficientemente difese in relazione ai mutamenti del potere d’acquisto della moneta».
La rivalutazione al 100% dell’inflazione (1,1%, per il 2019) sarà applicata solo alle pensioni fino a 3 volte il minimo Inps. Per il resto il meccanismo è molto penalizzante, soprattutto per le pensioni dal 4 scaglione in poi. Che assicureranno l’80% delle risorse. Il restante 20%, ma con impatto percentuale più modesto, sarà a carico delle pensioni tra 4 e 5 volte il minimo. Il nuovo sistema di perequazione, per 3 anni, colpisce tutte le prestazioni pensionistiche: sia quelle non giustificate dai contributi versati sia quelle coperte integralmente da contributi.

Lo stesso vale per la riduzione (che gli altri Governi hanno chiamato contributo di solidarietà o di perequazione) che taglia le pensioni i cui importi complessivamente considerati superino 100.000 euro lordi su base annua con aliquote progressive da 15 al 40 per cento. È vero che la legge di bilancio (comma 263) dice che la riduzione […] non si applica comunque alle pensioni interamente liquidate con il sistema contributivo. Ma si tratta di una disposizione praticamente inapplicabile.
Perché è noto che, mancando la storia contributiva delle pensioni attribuite negli anni più lontani nel tempo, il ricalcolo, secondo il metodo contributivo, dei trattamenti pensionistici superiori a 5000 euro mensili netti non si può fare. Pertanto il prelievo si applicherà a prescindere dai contributi versati.
Il taglio grava pesantemente sui pensionati di 90 anni e più, che sono i soli a percepire pensioni attribuite integralmente con il sistema retributivo; colpisce quelli che, andati in pensione tra la Riforma Dini (1995) e la Riforma Fornero (2011), percepiscono trattamenti calcolati in parte con il sistema retributivo e in parte con il sistema contributivo (sistema misto – età, oggi, tra i 72 e gli 89 ). Dopo il 2012 si applica un contributivo prorata.
Il provvedimento (al di là degli effetti economici sui destinatari e del modesto risparmio finanziario per le casse previdenziali) vuole essere, in primo luogo, una bandierina simbolica nella battaglia contro i privilegi, bersaglio da sempre dei grillini e di Boeri. Ma che  le pensioni siano un privilegio neppure Boeri, con la sua frenetica campagna contro, lo ha dimostrato, anzi le analisi dicono che le pensioni che hanno ricevuto maggior vantaggio dal sistema retributivo sono quelle più basse.

Si tratta sicuramente di un’operazione mirata, a basso rischio elettorale e a sicuro ritorno mediatico, decisa a colpire una categoria sociale minoritaria, senza potere contrattuale e che, per ragione di età, difficilmente può scendere in piazza per protestare. E per di più contrabbandata con la maggiore equità sociale. Ma i pensionati (magistrati, dirigenti dello Stato, dirigenti privati, alti ufficiali delle Forze dell’ordine e militari) si stanno organizzando e preparano migliaia di ricorsi alla Corte Costituzionale. Che, pur con i mutamenti verificatisi negli ultimi anni, non potrà disconoscere quanto deciso in passato e dovrà sconfessare l’operato del governo gialloverde, anche se nelle ultime occasioni ha lanciato qualche salvagente ai precedenti governi, ma erano governi di sinistra…

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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