La richiesta della Procura generale

Milano: Expo 2015, chiesta la condanna del sindaco Sala per il reato di falso

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

Expo 2015 a Milano

MILANO – Un anno e un mese. E’ la richiesta di condanna avanzata oggi per il sindaco di Milano Giuseppe Sala, in qualita’ di ex Ad di Expo e per il manager Angelo Paris, e tra gli imputati in primo grado per il caso con al centro l’appalto per la Piastra dei servizi per l’Esposizione universale. Sala risponde solo di falso per la retrodatazione, che sarebbe avvenuta in concorso con Paris, di due verbali con cui, il 31 maggio del 2012, sono stati sostituiti due componenti della commissione di gara, in quanto incompatibili, per l’assegnazione del maxi appalto, vinto dalla Mantovani, per evitare di dover annullare la procedura.
A proporre la pena ai giudici della decima sezione penale del Tribunale di Milano, presieduti da Paolo Guidi, è stato il sostituto pg Massimo Gaballo, che insieme al collega Vincenzo Calia rappresenta l’accusa, in quanto l’indagine avocata dalla Procura Generale venne sfilata alla Procura. Il pg, che ha depositato una memoria scritta e si è basato su parecchie intercettazioni e testimonianze, ha chiesto al collegio di condannare anche l’ex dg di Ilspa Antonio Rognoni, che risponde di turbativa d”asta, a 2 anni e ancora Paris e Piergiorgio Baita, ex presidente dell’impresa Mantovani a 8 mesi per un tentato abuso di ufficio. Oggi inoltre ha parlato, chiedendo una provvisionale di 3.7 milioni di euro, il legale della Mantovani Spa che è parte civile e l”avvocato che rappresenta Ilspa altra parte civile che è pure stata citata come responsabile civile.
Sala, che ha incassato la fiducia del Pd milanese e Lombardo, secondo la ricostruzione del pg, assieme a Paris e a Carlo Chiesa, altro manager di Expo, (il “triunvirato”) “aveva già deciso la retrodatazione quale unica modalità per rendere giuridicamente inattaccabile la sanatoria delle incompatibilità. Incompatibilità dei due componenti della
commissione che fin da subito, quando venne scoperta, “suscitò grande apprensione, anzi possiamo dire che mandò in fibrillazione tutti i soggetti a vario titolo coinvolti nella vicenda”. Inoltre l”ex numero uno di Expo, a detta del sostituto procuratore generale, “non è credibile” quando in aula, durante il suo interrogatorio, ha tentato di “minimizzare il problema, che invece era un problema grave dal momento che poteva potenzialmente pregiudicare la realizzazione dell” evento”, o comportare il pericolo di “di annullamento della gara e di perdere tempo prezioso”. E poi, ha proseguito, non “era necessario essere un giurista per capire i rischi di contenzioso amministrativo che potevano derivarne”.
«Per cui è assolutamente inverosimile – conclude il pg – che qualcun altro abbia potuto assumere senza l’approvazione di entrambi una decisione così grave, quale quella di retrodatare gli atti incriminati Decisione questa che ritiene provata al di là di ogni ragionevole dubbio».

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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