Il severo giudizio del Presidente del Consiglio di Stato

Bufera procure: Patroni Griffi, le toghe stiano lontane da sistemi di favori e politica non le attacchi

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

ROMA – «Il magistrato non deve essere al centro di un sistema di favori e deve resistere alla tentazione di esprimere la propria visione del mondo. Ma la politica non deve mai attaccare le decisioni e men che meno il giudice». Ad affermarlo, intervistato dal Corriere della Sera, è il presidente del Consiglio di Stato, Filippo Patroni Griffi, che ieri ha aperto il primo congresso della Giustizia amministrativa italiana. Patroni Griffi è anche l’ex ministro per la Pa del Governo Monti, autore della fallimentare e fallita proposta di riforma delle province insieme alla collega ministra dell’interno Annamaria Cancellieri.

Patroni Griffi poi ha ammonito: i ministeri devono mantenersi «corretti e neutrali nel rispetto della distinzione dei ruoli. Il capo dell’ufficio legislativo presta un’attività tecnica, non parteggia. Se si accorge di commistioni deve avere il coraggio di tornare indietro. Il lavoro non ci manca. C’è un discorso etico di fondo che ci riguarda tutti e che dobbiamo avere il coraggio di porre al centro della nostra riflessione di oggi e azione di domani, oggi più di ieri si è smarrito il concetto di etica pubblica, una precondizione dell’essere giudice. L’autonomia va controbilanciata con il rigore e con la responsabilità perché i cittadini hanno il diritto di avere fiducia in noi e noi il dovere di essere affidabili».

Le correnti non sono da demonizzare, prosegue, «ma è importante che le scelte dell’autogoverno non siano influenzate da logiche associative e di appartenenza poiché qualsiasi sistema deve coniugare rappresentatività e autonomia. I giudici  hanno il dovere di misurare sempre le proprie parole. Credo che il giudice non abbia piena libertà di pensiero e che la politica ha un dovere: Non interferire nelle decisioni. Non attaccare le sentenze perché non piacciono. E mai personalizzare additando il giudice che l’ha emesse. Il rispetto delle istituzioni deve essere reciproco».

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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