La diatriba sugli sbarchi

Scontro Salvini – militari: la marina non è al servizio del vicepremier, picchia duro il generale Tricarico

di Eugenio Marchetti - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

ROMA – Si accentua sempre più lo scontro latente, fin dai tempi di nave Diciotti, fra Salvini e i militari, fra ministeri dell’interno e difesa sul tema della direzione degli interventi per gli sbarchi di migranti sulle nostre coste.

In soccorso delle tesi dei colleghi interviene anche quello che era, fino a qualche tempo fa, un pezzo da 90 dei nostri gradi militari, il generale Leonardo Tricarico, ex Capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare. Commentando lo scontro fra Viminale e Difesa in merito agli sbarchi dei migranti il generale afferma: «La Marina Militare non è titolare di alcun ruolo né al servizio del ministro Salvini che vorrebbe proteggere le frontiere con unità militari navali né al servizio del ministro Trenta che ha reso disponibile la Marina militare per accompagnare gli sbarchi a Malta. Andrebbe rifatto ordine nell’utilizzo di unità navali nel Mediterraneo – sottolinea Tricarico – riassegnando ad ognuno i propri compiti e in particolare prevedendo tempi, modi e procedure, appannaggio esclusivo della Guardia Costiera, unica titolata a gestire le attività di ricerche e soccorso in mare e a decidere sia l’utilizzo di altre unità navali, militari comprese, sia a individuare porti sicuri, anche in collegamento con tutte le altre guardie costiere competenti. Oggi, chi ha la responsabilita istituzionale e una visione che non sia ‘dietro l’angolo’, dovrebbe assecondare la nascita di una Guardia costiera europea, magari a guida italiana, universalmente riconosciuta titolare di un’eccellenza che sono le Capitanerie di Porto italiane». conclude Tricarico.

Siamo perfettamente d’accordo con queste ultime indicazioni del generale. In soccorso delle sue tesi potrebbe arrivare la volontà espressa dal nuovo presidente del parlamento europeo, Sassoli, il quale come primo obiettivo ha indicato la riforma di Dublino e una regolamentazione degli sbarchi a livello europeo. Va a finire che Salvini, nell’assenza completa di iniziative della inetta Commissione Ue e nell’inerzia della ministra Trenta,  troverà una sponda là dove meno se l’aspetta.

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