Turismo: Versilia non piangere e non litigare, datti una mossa

di Sandro Bennucci - - Cronaca, Cultura, Economia, il Blog di Sandro Bennucci, Lente d'Ingrandimento

La Versilia, che ha insegnato un po’ a tutti che cos’è una vacanza, sta vivendo, in quest’estate 2019, una sorta di fibrillazione. E’ in polemica con la Rai per un servizio del Tg2 che la definiva «carissima», ma soprattutto sembra angosciata dal fatto che, a poco più di una settimana da Ferragosto, non ci sia quello che si può definire un vero pienone. Nè in spiaggia, nè dentro gli alberghi. Da fiorentino, ho sempre amato quella lunga striscia di sabbia che va da Torre del Lago a Forte dei Marmi, che noi appunto chiamiamo Versilia, mescolando tutto, mentre le distinzioni, in loco, sono nette. Ho sempre avuto una sorta di venerazione per quel mare vicino che, da una vita, ci regala l’illusione di poterci viziare con il meglio che c’è al mondo. Una terra e un mare che hanno fatto storia e letteratura. Con punti di riferimento che ognuno si è disegnato a modo suo. Per me si tratta di tre personaggi: Sergio Bernardini, patron della Bussola, il regno di Mina, che conobbi tardi perchè nel periodo di maggior fulgore ero ancora un ragazzino spiantato; il milanese Balloni, che voleva portare il Forte dei Marmi in serie A e che frequentavo a 18 anni, quando mi occupavo di serie D; Ugo Dotti, capo della redazione della Nazione di Viareggio, uno che sapeva e che aveva visto tutto: dal caso Lavorini in poi. Ho citato quel che mi è rimasto in testa. Ognuno, nauralmente, avrà riferimenti propri: nomi e volti che gli vengono spontanei quando parla della Versilia.

BAGNO MARIA –  E veniamo al dunque. In un momento storico in cui le famiglie fanno davvero fatica a mettere insieme quattro soldi per andare in vacanza, disturba sentirsi additare come destinazione «cara». Ma prima di prendersela con il primo giornalista che pubblica prezzi di ombrelloni e camere d’albergo senza pretendere di stilare medie ponderate come l’Istat, bisognerebbe cercare di capire come si è creata questa situazione. E perchè la Versilia si è allontanata dai miti di un tempo. Il tessuto economico, tranne alcune eccezioni, è fatto di aziende a conduzione familiare, che ora fanno un po’ di fatica. E sono consapevoli di correre dei rischi. Quali? Il cinema, da sempre, ha avuto la lungimirante capacità di precorrere i tempi. Giorgio Panariello, con  il  suo «Bagno Maria», nel 1999, disegnò una Versilia aggredita da colossi internazionali, multinazionali della vacanza pronte ad acquisire concessioni e licenze e a invadere il territorio offrendo pacchettoni tutto compreso: ombrelloni sulla spiaggia e sistemazioni in albergo. Potrebbe succedere, in parole povere, quello che è successo anche a Firenze, con i marchi nazionali e stranieri, che hanno fatto sparire i neozi di vicinato.

PAPEETE – Arrabbiarsi difendendo la rendita di posizione, senza pensare a un vero piano di rilancio, e magari di rinascita, ha poco senso. Può essere vero che la soluzione non deve passare da prezzi stracciati che rischiano di svilire l’offerta, ma è altrettanto vero che si potrebbe guardare a campagne promozionali ben studiate: per favorire la riscoperta di una terra e di un mare. La Romagna può servire da esempio: non solo perchè continua a dimostrare inventiva e dinamismo fuori dal comune. Alcune settimane fa, in nove ore, ha saputo rimediare i danni di una tromba d’aria che sembrava avesse spazzato via tutto. Sì, certo, era riuscita a devastare le spiagge, sradicando ombrelloni e ribaltando i carrettini della piadina. Ma  non era riuscita, quella raffica pazzesca, a spazzare la forza di reazione di gente non abituata a piangersi addosso. Gente che sa mettere a frutto ogni cosa: anche le polemiche politiche, tipo il miniistro Salvini che va a fare l’intrattenitore al bagno Papeete, circondato da cubiste in costumi panterati. Sui giornali si scatenano polemiche e discussioni: ma se ne parla. Ecco, serve fantasia. Servono idee e azioni. Se ne può parlare, magari subito. Anche alla Versiliana. Dove, talvolta, si affrontano temi che sembrano supercazzole spaziali, invece di pensare al presente, a quello che si deve fare per crescere e ripartire alla grande.

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Sandro Bennucci

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