Una difficle trattativa fra i ministri europei

Migranti: vertice a Malta per la redistribuzione automatica fra i Paesi europei, ma l’accordo sembra difficile

di Paolo Padoin - - Cronaca, Politica, Top News

ROMA – Il problema dei migranti dopo l’avvento del governo giallorosso, segna, a detta di Conte, un’apertura maggiore di alcuni paesi ue, della Francia in particolare. ma in pratica i migranti sbarcati in Italia dopo la promessa di redistribuzione (è già passato più di un mese) sono ancora tutti negli hotspot siciliani, mentre Macron blocca ancora tutti quelli che da Ventimiglia o dalla Val di Susa cercano di entrare in Francia.

Come anticipa Michela Allegri sul Messaggero, nel corso del summit a quattro in programma a Malta il 23 settembre, tra Italia, Francia, Germania e Malta – sotto la supervisione della presidenza finlandese -, si parlerà anche della gestione dei nuovi arrivi. E proprio per questo motivo sul tavolo della trattativa dei ministri dell’Interno dei Paesi che lavorano all’accordo sul meccanismo automatico di redistribuzione, ci sarà anche un altro problema, le nuove rotte via mare. Una su tutte: quella che collega la Tunisia alla Sicilia e che ha portato in Italia, solo nel 2019, 5.500 delle 6.500 persone arrivate. Si tratta dei cosiddetti sbarchi “fantasma”, effettuati con barchini difficilissimi da intercettare.

Ma non soltanto questo problema sarà discusso, un’altra questione spinosa dovrà essere risolta: nel 2019 quella del Mediterraneo centrale non è stata la rotta più interessata dagli arrivi irregolari. La maggior parte dei migranti ha infatti raggiunto l’Europa attraverso la Grecia o la Spagna, che probabilmente verranno inserite nel tavolo delle trattative come paesi di primo approdo, da assistere, insieme a Italia e Malta.

Intanto la nuova rotta tunisina preoccupa il Viminale. Con la crisi in Libia, i trafficanti di uomini si stanno concentrando sulla nuova rotta, più sicura e più facile da gestire. Per questo l’Italia è decisa a correre ai ripari e l’occasione per affrontare la questione sarà proprio il vertice di domani. «I barchini sono un problema maggiore rispetto alla singola Ong: quest’ultima pone un problema politico perché ci sfida», ha detto anche il premier Giuseppe Conte dal palco di Atreju. Dei migranti fermati ieri la metà sono subsahariani: ivoriani, camerunensi, gambiani. Ma erano delle stesse nazionalità – e hanno seguito la stessa rotta – anche quelli che sono riusciti ad arrivare a Lampedusa: 92 persone stipate su un barcone intercettato da una motovedetta della Capitaneria di porto a un miglio di distanza dall’isola, insieme a un barchino che trasportava altri 16 soggetti e che è riuscito ad arrivare a terra. L’emergenza cresce, visto che nell’hotspot siciliano, ormai al collasso, ci sono circa 300 persone per una capienza massima di un centinaio di ospiti.

Il summit servirà proprio per cercare un’intesa per gestire i nuovi arrivi e risolvere le sproporzioni del passato. Italia e Malta si attendono un primo accordo tra “paesi volenterosi” che, riconoscendo la difficoltà degli Stati di primo approdo, siano disponibili a cambiare le regole Ue. All’incontro di lunedì, Roma e La Valletta puntano ad alzare l’asticella e ad ottenere il ricollocamento del 90 per cento di chi sbarchi nei due paesi dopo essere stato soccorso in mare. Ma Parigi ha già messo le mani avanti e sembra intenzionata a chiedere il ricollocamento solo dei potenziali rifugiati e non dei richiedenti asilo, anche se dal Viminale si confida in un’apertura: si tratterebbe di un dettaglio che farebbe drasticamente scendere la percentuale, raggiungendo il 20 per cento del totale. Circostanza troppo difficile da digerire.

Si dovrà trovare l’accordo per una divisione automatica dei migranti tra i Paesi secondo quote prefissate. Un meccanismo che dovrebbe rasserenare i paesi di frontiera, superando le critiche legate alle procedure volontarie scaturite con gli accordi estemporanei finora conclusi, a cui poi hanno fatto fronte atteggiamenti dilatori da parte di chi si era offerto di accogliere. Il passo successivo sarà lavorare a un modello efficace di rimpatrio, con espulsioni automatiche dei non aventi diritto. L’obiettivo è stilare le regole, appunto, di un modello di rimpatrio europeo e condiviso.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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