I sospetti degli inquirenti

Roma: ricercato un italo-tunisino per l’incendio alla libreria Pecora Elettrica

Una veduta esterna della caffetteria-libreria ”La pecora elettrica” ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

ROMA – Alcuni organi di stampa, fra cui il Messaggero, riportano oggi la notizia che quello che fu da tutte le sinistre bollato come attacco fascista, l’incendio alla libreria pecora Elettrica, gestita appunto da attivisti di sinistra, potrebbe essere opera di un italo-tunisino, una di quelle risorse tanto care alla Boldrini e alle stesse sinistre.

Esclusa la matrice politica infatti, sembra che adesso nel mirino degli inquirenti sia finito un italo-tunisino già arrestato il 9 ottobre e rimesso in circolazione per mancanza di prove. I carabinieri del Casilino si concentrano infatti su un uomo di 45 anni, senza fissa dimora, fermato dalle forze dell’ordine il 9 ottobre scorso dopo l’incendio che distrusse gazebo e tavoli della pizzeria Cento55 in via delle Palme, proprio di fronte alla libreria devastata dal rogo appiccato settimana scorsa. A rivelarlo è stato il Messaggero.

«Uno dei residenti del quartiere notò che aveva le sopracciglia bruciacchiate e lo vide mentre si lavava le mani e riponeva una boccetta di alcol in tasca.» Il pubblico ministero, tuttavia, si limitò a denunciarlo a piede libero, non trovando elementi sufficienti per trarlo in arresto. L’uomo sarebbe noto nel quartiere ed anche nella città di Roma, spesso presente con intenti incendiari anche in altre zone della città. Uno sbandato, senza alcun legame né con la malavita né tanto meno con gli ambienti della politica. In barba agli alti lai antifascisti e antinazisti molto in voga in questi momenti in cui impazzano le notizie degli insulti e della minacce alla senatrice Segre.

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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