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Viminale: titolari di protezione umanitaria cessano dell’accoglienza dal 31 dicembre. Rivolta dei centri d’accoglienza

ROMA – Ieri, 19 dicembre, il Servizio Centrale Sipromi ha inviato una circolare agli enti locali titolari dei progetti Sprar in scadenza al 31/12 (MA prorogati al 30/06/2020) per sollecitare l’uscita dal sistema di accoglienza entro il 31 dicembre 2019 dei titolari di protezione umanitaria in accoglienza.

Anche se non c’è più Salvini al Viminale, i gestori dei centri, che vedono diminuire i loro introiti, hanno protestato, e per tutti il bookmagazine Vita cita la reazione del CIAC, Centro Immigrazione Asilo Cooperazione onluns di Parma: «Non possiamo e non vogliamo accettare questa ingiustizia che interrompe percorsi di vita, cura, studio, lavoro, relazione. Per i titolari di protezione umanitaria che sono ancora in accoglienza deve valere il principio per cui un atto amministrativo non può interrompere un percorso di vita. Infatti – ribadisce la onlus – per i titolari di protezione umanitaria, tra cui donne, bambini, nuclei familiari, possibili vittime di tratta, persone con disagio mentale non è prevista nessuna altra possibilità di accoglienza. Uscendo dello Sprar, per una norma palesemente ingiusta e insensata, sono messi in strada, in pieno inverno, interrompendo tutela, cura, lavoro, formazione appunto».

L’associazione spiega che non ci sono solo ragioni etiche, professionali e morali, ed elenca i punti sui quali si basa la volontà di non mettere in strada nessuno.

Il primo è che i progetti Sprar/Siproimi attivi sono prorogati con decreto del ministro dell’Interno del 13/12/19 sino al giugno 2020 e quanto dice la circolare, giuridicamente è quanto meno opinabile: i progetti non possono dirsi cessati al 31/12/19. Il secondo è che la circolare non considera che è appurata la non retroattività della legge 132/18.

«Per tutte queste ragioni – conclude CIAC onlus – siamo profondamente stupiti che l’ufficio che governa il sistema di protezione assecondi una interpretazione che nega i principi stessi sui quali l’accoglienza integrata e diffusa si regge (individualizzazione dei percorsi, emancipazione dall’accoglienza, patto di accoglienza)» e annuncia che non rispetterà le indicazioni del ministero. Sulla falsariga delle decisioni dei giudici che hanno disapplicato le norme del decreto sicurezza anche se non c’è stata alcuna pronuncia d’incostituzionalità. In Italia la politica dell’immigrazione non la fa il Governo, né quello giallorosso, né quello gialloverde, ma prevalgono, a forza, le Ong, le Onlus e la magistratura schierata, naturalmente in una direzione univoca. Con la benedizione di Papa Francesco.

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