Banca Etruria: consulenze d’oro, a processo Pierluigi Boschi e altri 13 indagati

AREZZO – La citazione a giudizio diretto, senza cioè il passaggio dell’udienza preliminare, ai 14 imputati di bancarotta colposa è stata notificata oggi. Tra le consulenze contestate dalla Procura ci sono i quattro milioni di euro pagati dal cda di Banca Etruria per gli incarichi affidati a grandi società (Mediobanca e Bain) e importanti studi legali (Grande Stevens di Torino e Zoppini di Roma). Queste consulenze che i pm ritengono in gran parte inutili e ripetitive, avrebbero contribuito all’aggravamento del dissesto dell’istituto di credito di Arezzo, all’epoca presieduto da Lorenzo Rosi.

Per questo filone risultavano 17 indagati inizialmente dalla Procura. Ai 14 citati a giudizio diretto si aggiungevano nell’avviso di chiusura indagini del giugno scorso l’ex presidente della banca Lorenzo Rosi, l’ex direttore generale Luca Bronchi e l’ex vicepresidente Alfredo Berni che per il principio del ‘ne bis in idem'(già a processo per lo stesso reato) non sono stati citati in questo nuovo processo che comincerà tra pochi mesi.

Nel mirino del nuovo processo che si aprirà per contestare ai 14 imputati la bancarotta colposa ci sono le consulenze decise dal cda tra il giugno e l’ottobre del 2014 in vista di una possibile fusione di Banca Etruria con un altro istituto di credito. Furono affidati incarichi a Mediobanca, che avrebbe dovuto essere l’advisor dell’operazione, a Bain e a due studi legali per l’esame l’advisor dell’operazione, a Bain e a due studi legali per l’esame degli aspetti giuridici. Sotto accusa c’è, dunque, l’ultimo cda di Bpel, quello presieduto da Lorenzo Rosi, che aveva per vice presidenti Alfredo Berni e Pierluigi Boschi. Ai 14 imputati non viene imputata una bancarotta dolosa ma la negligenza nel controllare i risultati di quelle consulenze, che si sarebbero tradotte in pagine spesso pletoriche e ripetitive, senza apportare un reale contributo al piano di fusione. Per il pool di pm della Procura, gli incarichi sarebbero stati inutili, sostanzialmente uno spreco di denaro della banca, perché dai conti uscirono somme consistenti ma che non avrebbero portato alcun risultato.

Tutte le precedenti imputazioni nei confronti di Pierluigi Boschi nelle inchieste dei vari filoni di Banca Etruria sonostate archiviate, tra cui anche l’accusa di falso relativamente ai bond della Bpel, quelli finiti azzerati con il decreto salvabanche del22 novembre 2015

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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