Le motivazioni della richiesta della procura agrigentina

Procura Agrigento scagiona Casarini e sconfessa equipaggio Guardia di Finanza, ma non l’iscrive in registro indagati

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

ANSA / IGOR PETYX

«Dagli elementi probatori acquisiti nel procedimento sembra che Nave Capri, e quindi la Marina Militare Italiana, svolga di fatto le funzioni di centro decisionale della cosiddetta Guardia Costiera libica, siano cioè il reale centro operativo di comando». E’ quanto scrivono i pm di Agrigento nella richiesta di archiviazione per Luca Casarini e Pietro Marrone, rispettivamente capo missione e comandante della nave Mare Jonio. Saremmo curiosi in base a quali elementi i Pm agrigentini traggono queste conclusioni, forse solo in base all’interrogatorio o alle memorie di Casarini e di Marrone? Non ci meraviglierebbe più di tanto, visto che la citazione della «cosiddetta Guardia costiera libica» (definizione tipica delle Ong), sembra illuminante.

Il procuratore Luigi Patronaggio sottolinea nel documento, lungo 24 pagine, che «nave Capri è una unità della Marina Militare Italiana dislocata nel porto di Tripoli nell’ambito della ‘Operazione Mare sicuro’, ufficialmente per il ‘supporto logistico e addestramento a favore della Marina e della Guardia Costiera Libica. In realtà, secondo la Procura, avrebbe svolto un ruolo di ‘centro operativo di comando. Non è dato sapere in base a quali elementi viene dato questo giudizio.

La procura, nel chiedere l’archiviazione per i due responsabili di Nave Jonio, accusa sostanzialmente la Guardia di Finanza di comportamento non regolamentare, anche se poi smentisce che qualche appartenente alla Guardia di Finanza sia iscritto nel registro degli indagati. Questa l’intercettazione che, nella richiesta di archiviazione, viene citata a tal proposito: «Mar Jonio da Pattugliatore Guardia di Finanza Paolini, ripeto, non siete, non siete autorizzati all’ingressoin acque nazionali italiane. Non siete autorizzati da Autorità Giudiziaria italiana all’ingresso in nostre acque nazionali inoltre, se dovreste entrare in acque nazionali italiane sarete perseguiti per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Cambio». Questo l’ordine impartito dalla Guardia di Finanza alla nave Mare Jonio, intimando di non fare ingresso in acque nazionali.

«In realtà nessuna Autorità Giudiziaria Italiana aveva negato l’autorizzazione all’ingresso in acque italiane della nave battente bandiera italiana Mare Jonio»,  scrivono i magistrati della Procura di Agrigento . «Non è previsto da alcuna norma che una nave battente bandiera italiana debba avere una preventiva autorizzazione per fare ingresso nelle acque territoriali italiane, né è previsto da alcuna norma che l’Autorità Giudiziaria Italiana abbia la facoltà di autorizzare un natante a fare ingresso nelle acque territoriali -, scrive il Procuratore capo Luigi Patronaggio-. In ogni caso la notte tra il 18 e il 19 marzo 2019 la Stazione Navale della Guardia di Finanza di Palermo, da cui dipendeva il Pattugliatore Paolini durante quella missione, era in contatto con il Pubblico Ministero di turno della Procura di Agrigento, Elenia Manno, la quale, contattata più volte nel corso di quella notte, mai ha ricevuto una richiesta di autorizzare l’ingresso in acque territoriali italiane della Mare Jonio e, meno che meno, mai ha negato una qualche irrituale autorizzazione all’ingresso». In realtà il diniego era stato opposto in base ai decreti sicurezza di Salvini, che evidentemente non sono riconosciuti, o sono direttamente disapplicati dalla procura agrigentina.

Una vicenda non molto chiara, nella quale però la procura agrigentina ha trovato modo di accusare la marina militare italiana, di porre sotto cattiva luce la Guardia di Finanza, pur non iscrivendo nessuno nel registro degli indagati, e di esaltare come correttissimo e giustificato da motivi di soccorso e umanitari il comnportamento di Casarini e di Marrone. Non meravigliamoci poi se Crola Rackete, che ha sostanzialmente messo in pericolo l’incolumità di alcuni finanzieri, è diventata un’eroina della sinistra.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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