Poi arrivano le minacce al conduttore

Ex brigatisti in tv: Etro «Meglio le mani sporche di sangue e crederci», e Giletti lo caccia

di Paolo Padoin - - Cronaca, Cultura, Politica, Top News

ROMA – Sempre al proscenio gli ex brigatisti, ormai da tempo fuori di galera per la generosità della nostra legislazione e dei nostri giudici, e inseriti nella società in posti di rilievo nel mondo della comunicazione e in alcuni enti locali, ovviamente schierati. Stavolta parliamo di Raimondo Etro, uno degli ex terroristi ai quali è stato concesso il reddito di cittadinanza voluto dai grillini. «Meglio le mani sporche di sangue e crederci». Questa frase pronunciata da Etro è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso  su La7 nella puntata di Non è l’Arena. Massimo Giletti ha cacciato l’ex brigatista ospite centrale di uno dei segmenti della trasmissione. Ma subito dopo ha informato i telespettatori di essere stato minacciato: «Ti devono sparare in bocca!».

Come sono andate le cose. In studio Raimondo Etro, è stato denunciato da Rachele Mussolini, consigliera comunale di Roma della lista civica “Con Giorgia”, presente anche lei a Non è l’Arena, per gli epiteti volgari e sessisti che Etro le ha rivolto con un post su Facebook.

«Non mi era mai capitato di subire attacchi social così beceri e a sfondo sessuale come quelli subiti da Raimondo Etro», ha detto Rachele Mussolini. In collegamento da Milano le ha dato manforte Daniela Santanchè: ‘Etro insulta le donne di destra ha dei problemi forse fisici o psicologici’.

Raimondo Etro però passa al contrattacco e se la prende proprio con Santanchè e Mussolini usando i peggiori epiteti: «Volete la parità dei sessi e poi vi offendete perché uno vi dice zo..ola. Mi rompete il ca..o, mi hanno tolto il reddito di cittadinanza. Siete il nulla!».

Ma questo è nulla, anche se già grave di per se nei termini e nei modi, rispetto a quanto succede poco dopo quando si parla del passato di Etro che dice: «Meglio avere le mani sporche di sangue e crederci» con chiaro riferimento agli altri brigatisti del passato. Una frase che non può passare inosservata e che fa arrabbiare Luca Telese e Daniela Santanchè e anche lo stesso Giletti. Gli ospiti minacciano di lasciare lo studio se Etro non ritira la frase ma lui non ci sta. E allora Giletti lo invita a uscire dallo studio: «Non si può dire una cosa del genere, il taxi glielo pago io, quella è la porta!»

Etro abbandona lo studio e la cosa sembra finire lì. Ed invece più in là nella trasmissione, dopo una pausa pubblicitaria, Giletti rientra e dice: «Dietro le quinte mi hanno detto che sono arrivati dei messaggi di morte nei miei confronti. Mi devono sparare in bocca? Le minacce non mi fanno paura. Sono dispiaciuto di aver dovuto mandare fuori dallo studio l’ex brigatista Etro, ma nel momento in cui si dicono certe cose…forse Etro non era lucido: le mani insanguinate sono una cosa che non si può dire qua. Sparami in bocca, ti aspetto. Voi scrivete, ma non ne avete il coraggio. Non mi spaventate, mi intristite: la storia vi ha condannato».

Questa è la realtà del mondo di ex brigatisti, molti dei quali responsabili di delitti di sangue, che hanno fruito di rilevanti sconti di pena e adesso scorrazzano per le strade e per gli studi televisivi, liberi di ribadire le proprie nefandezze. La sinistra li coccola e sta attenta solo alla possibile risorgenza di un paventato pericolo fascista. Perpetuando il consueto strabismo politico.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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