Il causidico ragionamento degli ermellini per giustificare la Rackete

Cassazione assolve Carola Rackete: ha soccorso correttamente i naufraghi entrando in un porto sicuro

di Paolo Padoin - - Cronaca

Carola Rackete

ROMA – Sconcertante pronuncia della Corte di Cassazione che assolve Carola rackete per lo speronamento della nave della Guardia di Finanza. I supremi giudici hanno affermato che in quell’occasione Carola Rackete ha rispettato il dovere di soccorso. Per i Giudici della Suprema Corte l’obbligo di soccorso non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo, vi è anche il dovere di sbarcarli in un luogo sicuro. E per questo hanno confermato il NO all’arresto di Rackete pronunciato dalla Gip di Agrigento. Correttamente «in base alle disposizioni sul salvataggio in mare, la comandante della Sea Wacht Carola Rackete è entrata nel porto di Lampedusa perché l’obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro».  Secondo gli ermellini legittimamente è stata esclusa la natura di nave da guerra della motovedetta perché al comando non c’era un ufficiale della Marina militare, come prescrivono le norme, ma un maresciallo delle Fiamme Gialle. Dunque Rackete ha agito in maniera «giustificata» dal rischio di pericolo per le vite dei migranti a bordo della sua nave.

«Voglio leggere bene questa sentenza della Cassazione perché se è vero quello che leggo, che si può speronare una nave della Guardia di Finanza con a bordo cinque militari della guardia di finanza, é un principio pericolosissimo per l’Italia e per gli italiani. Un conto è soccorrere dei naufraghi in mare – ha aggiunto Salvini – che è un diritto dovere di chiunque, un conto e giustificare un atto di guerra. Se io in Germania speronassi una nave militare tedesca, penso che giustamente sarei messo in galera. Quindi me la leggerò. Se così fosse sarebbe un pericoloso precedente perché da domani chiunque si sentirebbe titolato a fare quello che non va fatto». Così ha commentato la sentenza della Cassazione a Chieti Matteo Salvini a margine di una conferenza stampa elettorale.

 

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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