I problemi da qui al 2050

Nel 2050 over 65 saranno oltre un terzo della popolazione, con peso crescente su pensioni e sanità

di Eugenio Marchetti - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Pensioni

Secondo studi accreditati l’Italia è uno dei Paesi che invecchia più rapidamente, e nel quale diminuiscono sempre più le nascite, tanto che fra trent’anni gli over 65 saranno oltre un terzo della popolazione. Previdenza e sanità peseranno sempre più sui conti pubblici, iI Pil perderà progressivamente quota e scivoleremo in basso nelle classifiche internazionali.

Il 1° gennaio dell’anno 2050 saremo molti meno, saremo molto più vecchi, il Pil del nostro Paese si sarà ridotto e avremo abbandonato le posizioni di testa nelle classifiche internazionali. Le nostre pensioni e la nostra sanità costeranno molto e raggiungeranno livelli difficilmente sostenibili per le finanze pubbliche.

I prossimi trent’anni saranno decisivi per il destino della Penisola, ma le scelte di fondo vanno adottate oggi e per istradarle al meglio economisti, demografi e sociologi stanno già facendo girare i propri modelli. La risposta è che la linea di tendenza ci sta portando fuori dal nucleo dei Paesi più ricchi e che se non agiremo al più presto non saremo più in grado di fare retromarcia.

Lo scenario che i ragazzi della classe 2020, figli dei millennials e nipoti dei baby boomers, si troveranno davanti non è dei migliori.

La prima variabile, quella che è già scritta nei comportamenti consolidati, è quella demografica. Il dato più semplice da capire è quello della popolazione, tracciato dall’Istat: oggi siamo 60,7 milioni. Nel 2050 saremo circa-2 milioni di meno, ovvero 58,9 milioni. Nel 2019 sono nati 435 mila bambini e ci hanno lasciato 647 mila italiani: nei prossimi trent’anni le nascite scenderanno di poco e i decessi quasi raddoppieranno. Il picco d’invecchiamento colpirà l’Italia tra il 2045 e il 2050 quando gli over 65 saranno il 34 per cento della popolazione. Gli over 80, secondo un rapporto della Commissione europea, saranno il 14 per cento del totale della popolazione, il doppio di oggi. Qualcuno, ad esempio Alberto Brambilla, di Itinerari previdenziali, è più ottimista e vede l’aspetto positivo della situazione: «Teniamo conto anche della silver economy, cioè delle capacità di consumo degli anziani che deterranno in futuro fino al 70 per cento del patrimonio complessivo».

A conti fatti tuttavia i nati nel 2020 tra trent’anni dovranno vedersela con un Pil che secondo lo scenario EPC-WGA, cioè il Working Group on Ageing redatto in sede europea, e riportato nei documenti della Ragioneria generale dello Stato, crescerà dello 0,9 per cento, ancora metà della media europea. Per questo le tabelle in questione indicano per il 2050 un tasso di disoccupazione ancora al 7,4 per cento. Le previsioni megatrend elaborate recentemente da McKinsey stimano che già nel 2030 nel mondo scompariranno per robot e nuove tecnologie tra i 400 e gli 800 milioni di posti di lavoro, cioè tra il 15 e il 30 per cento del totale. L’Italia si collocherà a metà strada: è prevista una perdita del 25 per cento.

Di questi scenari demografici e occupazionali risentirà ovviamente la sostenibilità del sistema previdenziale. La spesa sul Pil salirà dal 15,8 per cento di quest’anno al 17 per cento del 2050. I 17,9 milioni di pensionati ci costeranno 336,3 miliardi contro i 254,6 di oggi, 80 miliardi in più. Quello che l’Istat chiama indice di dipendenza dà la misura di quanti anziani vengono mantenuti  da chi lavora: oggi gli over 65 ogni 100 cittadini in età lavorativa sono il 39,1 per cento, nel 2050 arriveranno quasi al 70 per cento. E non crediamo proprio che sarà il Governo giallorosso barcollante e inefficace di Giuseppi e di Giggino ad avviarci verso la soluzione di questo grave problema.

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