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Coronavirus: in Cina ieri un solo caso. Ma 20 di ritorno

ROMA – I cinesi esultano. Ieri, 16 marzo, hanno registrato un solo caso a Wuhan, focolaio del coronavirus, e altri 20 di contagio di ritorno. Ecco il problema: il contagio di ritorno. Ossia quello al quale  dovremo stare attenti anche noi, in Italia, quando avremo finalmente cominciato a vincere questa guerra contro il virus. Secondo gli aggiornamenti della Commissione sanitaria nazionale (Nhc), i morti sono stati 13, di cui 12 nella provincia dell’Hubei – di cui Wuhan è capoluogo – e uno in quella di Shaanxi. Tra i casi mortali, nove sono stati rilevati a Pechino, tre a Shanghai e nel Guangdong, e uno nelle province di Zhejiang, Shandong, Guangxi, Yunnan e Shannxi. I contagi di ritorno sono così saliti a 143.

La Corea del Sud ha approvato una stretta ai controlli a partire da giovedì su tutti gli arrivi internazionali contro i rischi del contagio di ritorno, nel mentre ha annunciato su lunedì 84 nuovi casi di coronavirus che hanno portato il totale a quota 8.320. Secondo i Korea Centers for Disease Control and Prevention, i morti sono saliti a 81. Malgrado un leggero rialzo sui 74 casi di domenica, il trend è sotto quota 100 per il terzo giorno di fila. Circa il 61% dei casi certi sono legati alla Chiesa di Gesù Shincheonji, setta religiosa di Daegu.

La pandemia di coronavirus ha raggiunto un altro, allarmante traguardo: per la prima volta i contagi e i morti nel mondo hanno superato quelli in Cina. In questo scenario l’Europa, che è il nuovo epicentro, chiude da oggi a mezzogiorno le frontiere esterne dell’Unione. Questa è una crisi sanitaria che segna la nostra epoca, ha sottolineato l’Oms, avvertendo che la lotta contro questa malattia grave, che uccide anche giovani e bambini, richiederà mesi. Lo dimostrano gli 87.000 contagi registrati nel mondo, che hanno superato gli 80.000 della Cina, e lo stesso vale per il numero dei morti, ben oltre i 3.200 degli oltre 7.000 complessivi.


Gilda Giusti

Redazione Firenze Post

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