Ponte di Genova: con la diciannovesima campata tracciato completo. A tempo di record
GENOVA – Giuseppe Conte, alla ricerca di nuova popolarità dopo che il suo ultimo decreto è stato bollato d’incostituzionalità dalla presidente della Consulta, ha fatto il maestro di cerimonie. A Genova, fra sorrisi coperti dalle mascherine e occhi lucidi, è stato ultimato il varo della diciannovesima campata d’acciaio del nuovo viadotto sul torrente Polcevera: ora il tracciato del nuovo ponte che sostituirà il Morandi è completo. E’ lungo 1067 metri. Sono state usate 17.500 tonnellate di acciaio. L’operazione è stata salutata dal suono delle sirene del cantiere e delle navi alla fonda e di alcune aziende. A nemmeno due anni dal crollo del Morandi, il 14 agosto 2018 (43 morti), Genova è ricucita. Oggi, come allora, piove.
L’impalcato di acciaio, posto tra le pile 11 e 12, e’ stato sollevato ieri pomeriggio e intorno alle 11.30 di stamani, 28 aprile, è stato collocato in posizione alla presenza del Presidente del consiglio Giuseppe Conte, della ministra dei trasporti Paola De Micheli. Erano presenti inoltre Pietro Salini, ad di Salini Impregilo, Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono, i due commissari per l’emergenza e per la ricostruzione, a cui va realmente il merito della realizzazione a tempo di record, rispettivamente il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, e il sindaco di Genova, Marco Bucci.
Visibilmente compiuaciuto Conte: «Lo Stato non ha mai abbandonato Genova. Lo abbiamo solennemente detto a poche ore dalla tragedia: ero già qui e abbiamo detto subito che Genova non sarebbe stata lasciata sola. Questa presenza è doverosa ma sono qui anche con grande piacere perché oggi suturiamo una ferita. Ci impegneremo al massimo perché tragedie del genere non abbiano più a ripetersi. Ricongiungiamo una importante arteria di comunicazione al centro, al cuore, della città di Genova. La portata concreta di questa giornata è nel fatto che c’è un progetto reale che sta giungendo a completamento. Qualcuno ha parlato di miracolo: credo sia possibile parlare di miracolo, senza enfasi, perché c’è il lavoro di tanti qui, dell’autorità pubblica, dei progettisti e in particolare Renzo Piano, degli operai e i tecnici».
E ancora: «Oggi, nei tempi che più o meno ci eravamo ripromessi di rispettare, tempi brevissimi. Quando fissammo questo termine i vostri sguardi erano molto preoccupati ma io vi incitai a fissare un termine molto sfidante perché avevo consapevolezza che se pure avessimo ritardato l’importante era darsi una data la più immediata possibile. Siamo nei tempi e tra poco torneremo per l’inaugurazione, perché il progetto è pressoché completo».
Palcoscenico anche per la ministra Paola De Micheli, che mai avrebbe pensato, quando crollò il Morandi, di avere un fascio di luce intorno a sè dopo la ricostruzione del ponte nuovo. Per lei, quella di oggi, è una cicostanza che non avrebbe davvero potuto prevedere. Infatti, non senza enfasi, afferma: «Siamo convinti che non sia un’illusione quella di cambiare il mondo. Credo che vedere quest’opera quasi realizzata sia un segnale straordinario che anche in questo tempo difficile possiamo ogni giorno continuare a cambiare il mondo».
