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No al Mes: è una trappola, ribadisce Fassina. Lettera Gentiloni e Dombrowskis non cambia nulla

Stefano Fassina

ROMA – «La lettera di Gentiloni e Dombrovskis non evita la trappola nel Mes. Nonostante il giubilo politico e mediatico, la lettera si limita, non potrebbe essere altrimenti, ad indicare gli effetti regolamentari delle decisioni dell’Eurogruppo e del Consiglio europeo: non c’e’ programma, ne’memorandum all’accesso alla linea di credito legata al Covid-19. Ma il no al Mes non e’ stato e non e’ motivato con le condizionalita’ e il Memorandum da sottoscrivere all’accesso. Il no al Mes e’ stato motivato e continua ad esserlo in riferimento a quanto avviene dopo l’accesso al Mes. In particolare, in relazione alle conseguenze della valutazione di solvibilita’ del debitore prevista e non sospesa nel Mes».

Lo scrive Stefano Fassina, di LeU, in un lungo post pubblicato su facebook. «Qui e’ il nodo: non a caso, la lettera di Gentiloni e Dombrovskisnon disattiva l’articolo 6 del Regolamento 472 del 2013, nel quale e’ prescritta la valutazione della sostenibilita’ del debito pubblico», prosegue Fassina.

«Conseguentemente, la lettera non disattiva neanche i commi 1, 5 e 6 dell’articolo 3 dello stesso Regolamento. Il primo comma di tale articolo e’ inequivocabile e prevede: ‘Previa consultazione e in collaborazione con la Commissione e d’intesa con la BCE, … ed eventualmente l’FMI, misure atte a eliminare le cause, o le cause potenziali, di difficolta”. In sintesi, il programma di aggiustamento macroeconomico e il connesso Memorandum arrivano una volta dentro il Mes per uno Stato membro avviato a superare, nel 2020, il 160% nel rapporto tra debito pubblico e PIL. Quindi, le ragioni del No al Mes rimangono tutte, anzi si rafforzano dopo la sentenza della Corte Costituzionale tedesca sul Quantitative easing», conclude Fassina

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