Il racconto della lunga prigionia

Silvia Romano è in Italia. A Ciampino con veste islamica verde. Nessun matrimonio, solo il Corano

di Ernesto Giusti - - Approfondimento, Cronaca, Eventi, Politica

Silvia Romano, in veste islamica verde, a colloquio con il ministro Di Maio

ROMA – E’ tornata in Italia, Silvia Romano. E’ scesa dall’aereo che l’ha riportata dalla Somalia con una veste islamica, il che ha dimostrato chiaramente la sua conversione. E’ atterrato in orario, intorno alle 14 di oggi 10 maggio, all’aeroporto militare di Ciampino l’aereo con  la volontaria, rapita 18 mesi fa in un villaggio della Kenya. La cooperante è stata liberata ieri in una zona non lontana dalla capitale della Somalia. Silvia Romano, come detto, è scesa dalla scaletta dell’aereo, indossando anche una mascherina anti-coronavirus. Ad attenderla il premier, Giuseppe Conte, e il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. La ragazza ha salutato con la mano.

L’indagine: accertamenti su conversione e riscatto – I momenti di quando fu prelevata dai rapitori, la sua conversione all’Islam e le fasi del rilascio con lì’ipotesi del pagamento di un riscatto. Saranno anche questi i temi che verranno affrontati nel corso del colloquio tra Silvia Romano e gli inquirenti e che si svolgerà nel pomeriggio nella caserma dei carabinieri del Ros alla presenza del pm. Sul suo rapimento i magistrati di piazzale Clodio hanno avviato una indagine che nei mesi si è avvalsa delle collaborazione sia delle autorità kenyote che di quelle somale. Per chi indaga la prima fase del sequestro è stata gestita da una banda composta da 8 persone che avrebbe poi ceduto la ragazza a gruppi islamisti legati a Al Shabaab in Somalia.

Silvia Romano era stata rapita in Kenya 18 mesi fa – Silvia Romano, che lavorava come cooperante in Kenya per la onlus marchigiana Africa Milele, era stata rapita il 20 novembre 2018 nel poverissimo villaggio di Chacama, a circa ottanta chilometri dalla capitale Nairobi.

AGGIORNAMENTO DELLE 21,15

Quanto alla sua conversione all’Islam, Silvia ha raccontato che è successo a metà prigionia, «quando ho chiesto di poter leggere il Corano e sono stata accontentata». La sua conversione all’Islam l’ha definita spontanea e non forzata. In questi mesi le è stato messo a disposizione un Corano e grazie ai carcerieri ha imparato anche un pò di arabo. Loro le avrebbero spiegato le loro ragioni e la loro cultura. Il suo processo di riconversione è stato lento in questi mesi. Non ci sarebbe stato alcun matrimonio, né relazione – ha raccontato ancora – solo rispetto. Si è spostata con più di un carceriere in almeno quattro covi, che erano all’interno di appartamenti nei villaggi. Loro erano armati ed a volto coperto, ma sono l’avrebbero trattata bene ed era libera di muoversi all’interno dei covi, che erano comunque sorvegliati.

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Ernesto Giusti

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