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Bernabò Bocca: «Gli hotel di lusso non riaprono. Bonus vacanze? Meglio dedurre le spese fiscali»

Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi e al vertice del Gruppo Sina Hotel

ROMA – «Ho pensato molto a Firenze, in questi giorni. Non solo come città straordinaria con il centro storico spettrale, senza nessuno, con le vetrine rimaste accese solo per onore delle grandi firme che le allestiscono. Ma ho pensato alla sofferenza che questa città, così come Roma, Milano, Venezia o Napoli,  dovrà ancora affrontare. Le città d’arte che maggiormente lavorano con il turismo straniero sono precipitate nel dramma». Bernabò Bocca, 56 anni, presidente di Federalberghi, con 27mila soci fra i quali ci sono i titolari degli hotel più prestigiosi d’Italia, e a sua volta al vertice del Gruppo Sina (11 alberghi), quasi si emoziona nel disegnare uno scenario che mai avrebbe immaginato, nemmeno nei momenti più duri, o nelle sue battaglie per far capire ai governanti italiani che hanno sempre considerato il turismo come limone da spremere, soprattutto con le tasse, piuttosto che una grande opportunità per un Paese che dovrebbe privilegiare chi si occupa di accoglienza e ospitalità.

Dottor Bocca, che cosa la spaventa di più?

«La situazione che abbiamo davanti: difficile, ripeto, immaginare una città come Firenze privata dei flussi oceanici di visitatori stranieri che sotto il solleone affrontano anche ore di attesa per poter entrare agli Uffizi. E così anche per tutta la filiera turistica che sul territorio fiorentino produce ricchezza. La situazione del settore ricettivo è drammatica, non è un segreto per nessuno. Le conseguenze della pandemia sono state per il comparto disastrose e al momento, malgrado la nostra inclinazione ad essere ottimisti, non vediamo prospettiva soprattutto per ciò che riguarda l’estate 2020, una stagione che consideriamo persa o comunque dimezzata dalle circostanze. Vogliamo guardare al 2021 auspicando che ci sia la giusta attenzione dal Governo e il sostegno straordinario per il settore».

C’è un modo per ripartire, magari fidando che, dopo l’ora più buia, è fisiologico, arriva sempre l’alba?

«Abbiamo presentato un protocollo nazionale al Governo chiamato Accoglienza sicura, perché pensato per la prevenzione della diffusione del virus nelle strutture ricettive. Si tratta di procedure di tutela che abbiamo studiato affidandoci a professionisti esterni, esperti in campo medico e sanitario. E’ il nostro strumento per predisporci ad una ripartenza, ma dal Governo non abbiamo ancora ricevuto risposta. Non possiamo giocare questa partita in solitaria, abbiamo bisogno di linee guida ufficiali che ci facciano lavorare in sicurezza. Gli imprenditori dell’alberghiero sono pronti, ma devono poter ripartire con le spalle coperte. Perché c’è anche un tema di responsabilità verso i turisti e i nostri dipendenti: per qualsiasi incidente di percorso, l’albergatore è e resta il primo a pagarne le conseguenze».

Esiste la responsabilità d’impresa…

«Non è solo quella. Qui sta prevalendo la paura. Oggi i nostri associati si chiedono: ma se per un caso dovessimo aprire cosa succederà? Tanto che gli alberghi sono orientati a non riaprire, quest’anno. Soprattutto la fascia alta, quella del lusso. Perché è quella che ha gran parte della clientela extraeuropea, che quest’anno non ci sarà, ed ha un sistema di costi che può tenere solamente con clienti che pagano tanto. Per ciò che riguarda la fascia media stiamo lavorando su luglio e agosto, ovviamente l’italiano se si muoverà in quei due mesi estivi andrà in luoghi di vacanza. Quindi al mare o in montagna. Però anche sul tema del mare dipende da che cosa potranno fare gli stabilimenti e i ristoranti. E qui torno sul tema di Firnze, Venezia, Roma e Napoli: senza il turismo straniero le città d’arte rischiano il tracollo».

Il governo non risponde ai vostri appelli e alle vostre proposte?

«Ecco quello che più ci addolora: oggi brancoliamo nel buio. Noi non possiamo stare senza risposte. Io ho 27mila soci con Federalberghi e tutti i giorni comunichiamo: sono alberghi sparsi su tutto il territorio italiano. Dalla Valle D’Aosta alla Sicilia. E sono tutti disperati. Quelli più decisi sono quelli che dicono che non riapriranno perché sono troppi i rischi. Compreso il rischio Inail del Covid-19, come infortunio sul lavoro, che va nel penale. Hai un rischio penale, costi di gestione altissimi, riduzione dei posti letto ed hai una certezza: costi superiori a fronte di una totale incertezza dei ricavi. Quello che noi contestiamo fortemente è che dal Governo, nel nostro settore, mancano interventi strutturali. Continuano a proporre misure nella logica dei finanziamenti a pioggia e dell’assistenzialismo. Il bonus vacanze, ad esempio, destinato a chi aveva fino a 30mila euro di reddito l’anno scorso, e che probabilmente non l’avrà più quest’anno, a cosa serve?».

Invece che cosa servirebbe realmente?

«Noi eravamo partiti da una logica diversa: rendiamo deducibili fiscalmente le spese fiscali per tutti, senza soglie di reddito, ma se si impone il blocco a 30mila euro, probabilmente quelli del bonus in vacanza neppure ci vanno. Oppure se ci vanno c’è il rischio che la famiglia con il bonus vacanze arrivi ma che non trovi l’albergo perché gli hotel, a queste condizioni, non aprono. A mio avviso il 50% delle strutture non riaprirà. Una su due non aprirà. Probabilmente apriranno gli alberghi più piccoli, a gestione familiare, che non hanno costi di affitto.

Nemmeno il decreto liquidità vi ha soddisfatti?

«Il decreto liquidità, purtroppo, non ha dato liquidità alle imprese, molte delle quali hanno dovuto anticipare la cassa integrazione a marzo per i dipendenti perché l’INPS non l’ha versata. Credo che si debba ripartire ma cambiando mentalità: bisognerebbe abituare gli italiani a lavorare e non ad essere garantiti da un assistenzialismo generalizzato. Bisogna premiare chi rischia. Non è vero che l’italiano non ha voglia di lavorare. Penso alle mie aziende: ho 330 dipendenti di cui 300 in cassa integrazione, quasi tutti i giorni mi scrivono per chiedere quando riapriremo. Non ci sono pelandroni, secondo me. Semmai c’è una politica che continua a facilitarli. Provocado danni un po’ a tutti».


Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post Scrivi al Direttore

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