Contagiato come il britannico Boris Johnson

Coronavirus: Bolsonaro positivo al tampone. In Brasile spopola l’hashtag: «Forzacorona»

di Gilda Giusti - - Cronaca, Economia, Politica, Primo piano, Top News

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BRASILIA – Più che il presidente, Jair Bolsonaro, contagiato da Covid 19, in Brasile sta letteralmente spopolando l’hashtag forcacorona. Ossia forzacorona. Al suo quarto tampone il presidente Bolsonaro è risultato positivo al Covid-19. Il leader sudamericano, già da ieri, 6 luglio, con sintomi compatibili con il virus come la febbre alta, ha più volte in questi mesi ridimensionato i rischi della pandemia, definendolo febbriciattola dalla quale sarebbe facilmente guarito. Toni che per certi versi ricordavano quelli di un altro leader a sua volta contagiato e addirittura costretto a ricorrere per alcuni giorni alla terapia intensiva, il britannico Boris Johnson.

Non a caso, come detto, in queste ore su Twitter Brasile spopola l’hashtag Forcacorona, ossia l’incitamento al virus, mentre uno dopo l’altro, si accavallano messaggi che ironizzano sulle condizioni di Bolsonaro, tra foto ritoccate e disegni. Il leader brasiliano in più occasioni in effetti ha sfidato i rischi del contagio, partecipando spesso a incontri pubblici senza mascherina. L’ultima il 4 luglio, giorno della Festa d’Indipendenza, quando ha pranzato all’ambasciata americana posando con i presenti, tra cui alcuni ministri e l’ambasciatore, per delle foto che li ritraggono senza mascherine né distanziamento.

In questi mesi, Bolsonaro ha più volte esortato i governatori degli Stati brasiliani ad allentare le misure di lockdown perché danneggiavano l’economia e lunedì scorso ha indebolito una legge che introduceva a livello nazionale l’obbligo di usare le mascherine nei luoghi pubblici. Numerose sono le frasi che ora tornano indietro da Bolsonaro come un
boomerang. Come quando ad aprile disse che se fosse stato infettato non mi preoccuperei «perché non sentirei nulla, al massimo sarebbe come una febbriciattola». Ma ad aprile i morti erano ancora sotto i tremila e i casi circa 40mila. Non rispettivamente oltre 65mila e 1,6 milioni come oggi.

Il mese prima era stato ancora più sprezzante. «Da quello che ho visto fino ad ora, ci sono altri tipi di influenza che hanno ucciso più persone del coronavirus», affermò Bolsonaro l’11 marzo. Una settimana dopo, parlando del clima tropicale del Brasile come causa, parlò di picco vicino o già superato, sostenendo che il virus non si diffonde rapidamente nei climi caldi come i nostri. E poi il 20 marzo: «Dopo essere stato accoltellato, non mi farò abbattere da una febbriciattola».

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Gilda Giusti

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Redazione Firenze Post
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