Caos procure: martedì 21 luglio prima udienza alla sezione disciplinare del Csm

L’ex presidente Anm Luca Palamara espulso dall’Associazione (Foto ANSA)

ROMA – Sarà un’udienza di smistamento, solo per organizzare le questioni procedurali e senza entrare nel merito, quella che si terrà martedì davanti alla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, che segna l’avvio del processo, chiesto dalla procura generale della Cassazione, a Luca Palamara, indagato a Perugia per corruzione, Cosimo Ferri, magistrato in aspettativa e deputato di Italia viva, e a 5 ex togati del Csm, Luigi Spina, Corrado Cartoni, Antonio Lepre, Gianluigi Morlini e PaoloCriscuoli. Tutti protagonisti, insieme con l’ex ministro Luca Lotti, dell’incontro in un albergo romano, l’hotel Champagne, il 9 maggio dello scorso anno, in cui si discusse di nomine ai vertici di alcune importanti procure italiane, innanzitutto quella di Roma.

L’episodio, emerso dalle intercettazioni dell’inchiesta di Perugia, ha dato il via alla bufera che ha travolto la magistratura italiana. I componenti del collegio della disciplinare dovranno esaminare la richiesta, avanzata dal difensore di Palamara, Stefano Giaime Guizzi, di ascoltare 133 testimoni, una lista lunghissima che mette insieme exministri, presidenti emeriti della consulta, ex vicepresidenti del Csm, i capi di alcune importanti procure, consiglieri giuridici del Quirinale, e tanti magistrati. Tutti fondamentali, ha spiegato Palamara ai microfoni di Radio Radicale, e funzionali a esplicare il mio sacrosanto diritto alla difesa. Un’altra questione preliminare riguarda il ruolo di componente del collegio del togato Piercamillo Davigo, che è tra i testimoni citati da Palamara a suo discarico, e che si verrebbe dunque a trovare nel doppio ruolo di giudice e testimone nello stesso processo. A lui è stato pertanto rivolto un invito ad astenersi dalla partecipazione al collegio: in caso contrario, è stata presentata un’istanza di ricusazione, inviata venerdì alla sezione disciplinare di Palazzo dei marescialli.

La lista dei testi chiamati in causa va dall’ex ministro della Giustizia e vicesegretario del Pd Andrea Orlando, al magistrato e scrittore Gianrico Carofiglio, ai presidenti emeriti della Consulta, Cesare Mirabelli e Giovanni Maria Flick. Ci sono poi l’ex ministro della Difesa Roberta Pinotti, l’ex senatrice Anna Finocchiaro, l’attuale vicepresidente del Csm David Ermini e gli ex Nicola Mancino,Michele Vietti e Giovanni Legnini, il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero De Raho, l’ex presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri, l’amministratore delegato dell’Eni Claudio Descalzi, il consigliere giuridico del Quirinale Stefano Erbani e quello per le questioni istituzionali, Francesco Saverio Garofoli.

Ancora,i procuratori di Milano, Francesco Greco, di Napoli Giovanni Melillo e di Palermo Francesco Lo Voi, di Bologna Giuseppe Amato. Antonio Ingroia e Edmondo Bruti Liberati. Una lista ‘monstre’, per dimensioni e spessore dei personaggi, che difficilmente potrà essere accolta interamente dal collegio della disciplinare. E sono durissime le accuse mosse dal pg della Cassazione, Giovanni Salvi, a Palamara e agli altri 6 magistrati a processo: «comportamenti gravemente scorretti” e inottemperanti ai doveri di riserbo, una strategia di discredito messa in atto ai danni dei colleghi, influenze occulte e interferenze nell’attività del Csm sulle nomine.  Luca Palamara ‘in violazione dei doveri di correttezza ed equilibrio ha avuto un comportamento gravemente scorretto nei confronti dei colleghi che avevano presentato domanda per il conferimento dell’ufficio direttivo di procuratore di Roma. Comportamenti scorretti, -evidenzia l’atto di incolpazione -, volti anchea gettare discredito sui colleghi della Procura di Roma, l’ex capo Giuseppe Pignatone e l’aggiunto Paolo Ielo. E una strategia di danneggiamento ai danni del procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo, correlata alle esigenze di Luca Lotti».

L’ex presidente dell’Anm avrebbe inoltre tentato di condizionare l’attività del Consiglio superiore della magistratura nell’esercizio di funzioni costituzionalmente previste, le nomine ai vertici di importanti uffici giudiziari. A Cosimo Ferri è contestato un comportamento ‘idoneo a influenzare inmaniera occulta la generale attività funzionale della quinta commissione del Consiglio superiore della magistratura’ «perché nella riunione all’hotel Champagne, benché soggetto estraneo alla funzione all’attività consiliare ed espressione di altro potere dello Stato, in quanto parlamentare, forniva un contributo consultivo organizzativo e decisorio sulle future nomine di direttivi di vari uffici giudiziari’».

Di gravi violazioni dei doveri di correttezza ed equilibrio, scorrettezza verso i colleghi e il tentativo di condizionare in maniera occulta l’attività della commissione incarichi del Consiglio sono accusati anche i 5 ex togati del Csm. La parola passa dunque, da martedì, ai giudici del ‘tribunale delle toghe’.

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