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Firenze, 9 novembre 1943: gli ebrei fiorentini deportati ad Auschwitz. Mazzeo li ricorda

FIRENZE – Il presidente del Consiglio regionale, Antonio Mazzeo, ha celebrato al binario 16 della stazione di Santa Maria Novella, la deportazione dei 300 ebrei fiorentini tra il 6 e il 9 novembre 1943: «Siamo testimoni della storia. Alle istituzioni tocca la responsabilità di tenere viva la memoria e faremo di più per mantenere salde le radici toscane di libertà, speranza e accoglienza».

Accadde di sabato, di prima mattina, durante la celebrazione dello Shabbat, e fu una vera e propria razzia. Il 6 novembre 1943 il comando nazista, in assetto da guerra, avviò a Firenze la cattura e la deportazione degli ebrei fiorentini. Nella sinagoga aperta per il giorno dedicato alla preghiera, i fedeli in raccoglimento vennero catturati e fatti salire sui camion. Poi, con un elenco di indirizzi precisi, le SS si diressero verso le abitazioni di altri ebrei. Ne catturarono 300 e il 9 novembre li caricarono sui treni diretti ad Auschwitz Birkenau dove arrivarono il 14 novembre. Solo 107 superarono la selezione per l’immissione nel campo. Gli altri vennero immediatamente eliminati. Nell’elenco dei deportati figuravano anche otto bambini nati dopo il 1930 e trenta anziani, nati prima del 1884. Dei cittadini fiorentini deportati nei lager dal 6 novembre del 1943 in poi, solo 15 tornarono indietro: otto donne e sette uomini.

In memoria di quella tragica caccia all’ebreo al binario 16 della stazione di Santa Maria Novella si sono ritrovati oggi, 9 novembre 2020, seppur in forma ristretta a causa delle limitazioni imposte dall’emergenza Covid, il presidente del Consiglio regionale, Antonio Mazzeo, il presidente della Comunità ebraica, Enrico Fink, l’assessore comunale al Welfare, Sara Funaro, quello ai rapporti con le confessioni religiose Alessandro Martini, monsignor Vasco Giuliani, il rabbino Gadi Piperno, l’Imam Izzedin Ezir e alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine.

«Siamo testimoni della storia – ha detto Mazzeo – Ancora di più in questi giorni difficili che vedono tutte le comunità impegnate a sostenersi vicendevolmente. Alla Regione, alle Istituzioni, tocca la responsabilità di tenere viva e alta la memoria, il dovere di tramandarla alle nuove generazioni. E voglio ricordare in questa occasione la figura di Silvano Sarti, il partigiano Pillo, scomparso all’inizio dello scorso anno. Quando gli veniva chiesto come mai continuasse senza sosta a raccontare la sua storia nelle scuole lui rispondeva con una metafora che mi è sempre rimasta in mente, dicendo che quello era come tirare secchiate d’acqua e a forza di tirarle qualcuno si bagnerà. Ecco, mi piace pensare che noi dobbiamo continuare ad agire in questo modo e a cercare di bagnare più persone possibile. Il nostro contributo – ha concluso Mazzeo – dovrà essere indirizzato anche per frenare i processi di rabbia, di odio e intolleranza che stanno avvenendo in tutto il mondo e che purtroppo si moltiplicano. La Toscana deve continuare ad essere la terra dei diritti, della speranza e dell’accoglienza che tutti conoscono e solo grazie all’impegno di ciascuno di noi potremo davvero riuscire a non dimenticare e fare in modo che certi orrori non avvengano mai più».



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