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Governo: Conte alla sfida in Aula (diretta Rai alle 12). Ma al Senato non ha i numeri

Il premier, Giuseppe Conte, alla ricerca di voti in Aula. Alla Camera li troverà, mntre al Senato la strada sembra strettissima (Foto ANSA)

ROMA – Va alla sfida in Aula, il premier Giuseppe Conte: stamani, 18 gennaio, alla Camera e domani al Senato. Il Pd respinge l’apertura in extremis di Renzi, ma la via è stretta. I senatori disposti a fare i costruttori non bastano a colmare il gap della maggioranza. La conta si ferma a 151. Ne servono almeno altri 10. Che finora non è riuscito a trovare. Anche per questo la comunicazione alla Camera del Presidente del Consiglio, prevista per oggi intorno a mezzogiorno, è una specie di partita, un match da seguire in diretta. Lo si potrà vedere dalle 11.58 alle 15.30, a cura di Rai Parlamento. La diretta comincerà su Rai1, proseguirà dalle 13.24 su Rai3 e si concludera’ su Rai1 dalle 13.56. Nel pomeriggio, la replica del Presidente del Consiglio, le dichiarazioni di voto finale, gli interventi a titolo personale e il conseguente voto per appello nominale saranno trasmessi a partire dalle 17.00 su Rai1 e, dalle 17.30, su Rai2. Le operazioni di voto per appello nominale e il relativo esito verranno trasmessi all’interno dei telegiornali.

Ma vediamo come siamo giunti al giorno della sfida cruciale per il presidente del consiglio, accusato, anche dal Pd, di non aver mai dato risposte concrete. Nemmeno agli alleati. Conte si è chiuso nel fortino del Movimento 5 Stelle e del suo mentore, Marco Travaglio direttore del Fatto, senza rendersi conto che governare non vuol dire chiudersi e decidere. Conte, evidentemente inesperto del ruolo, non ha saputo fare la cosa essenziale: ascoltare. Poi è vero che la sua squadra di governo, tranne qualche eccezione, è fatta da ministri inesperti e inconcludenti quanto lui. Ed è arrivata, per il Premier, l’ora dlla sfida, dopo la rottura con Matteo Renzi che ormai appare insanabile. Nonostante oggi anche Nicola Zingaretti abbia fatto appello alle forze democratiche, liberali e europeiste, ad un unità per salvare il paese, i numeri sembrano garantire appena una maggioranza relativa, che potrebbe bastare per tenere in piedi il governo ma non a risolvere i problemi e a guidare il Paese fino a fine legislatura. Tutti gli scenari sono aperti, ammette con franchezza il ministro Peppe Provenzano.

Italia Viva mostra crepe alla Camera – dopo Vito De Filippo oggi anche Michela Rostan annuncia che voterà la fiducia – ma al Senato il gruppo di Matteo Renzi tiene. E non appare all’orizzonte, dopo che l’Udc si è sfilato, un gruppo di costruttori in grado di garantire una maggioranza assoluta. I numeri certi a Palazzo Madama, a quanto emerge anche dopo un vertice di maggioranza con il ministro D’Incà e i capigruppo, parlano di 151 senatori. «Il mio obiettivo non è mai stato cacciare Conte ma non sarò compartecipe di disegni mediocri, voteremo le misure che servono al paese ma non siamo in maggioranza», chiarisce Renzi impegnato a scrollarsi di dosso lo stigma di chi ha aperto la crisi al buio. Ma per il Pd e M5s la colpa della crisi porta solo il nome dell’ex premier. Il Pd, in direzione, dà il via libera al passaggio parlamentare di Conte, è un dovere e non un diritto chiedere la fiducia, precisa il leader dem. E si aggiorna a dopo l’intervento al Senato per capire i passi successivi, tutti ancora da decidere alla luce dei numeri. Il M5S si abbandona agli slogan, tipo non lasceremo gli italiani nelle mani degli irresponsabili, attaccando Renzi e ribadendo ch non faranno mai più accordi con lui.

Ma proprio per questo, in vista del muro contro muro, la strada è stretta. Praticamente senza via d’uscita. Anche se Ettore Rosato sembra lasciare uno spiraglio: se Conte vuole, la crisi si risolve in due ore. Ma è difficile pensare che martedì, incassata la fiducia, la maggioranza riapra un canale con Renzi. In queste ore, e anche dopo martedì, continuerà il lavorio per riportare in maggioranza parlamentari di Iv pentiti, ma non l’ex premier. Inutile anche ripetere che i parlamentari di Iv sono stati eletti con il Pd e devono votare con il Pd, si sgola il ministro Boccia. Così come si spera in ripensamenti di aree centriste e europeiste al momento all’opposizione. Anche se sia Carlo Calenda di Azione sia Benedetto della Vedova di +Europa, pur dicendosi non indifferenti all’appello di Zingaretti, chiedono una nuova leadership e una nuova maggioranza. Il centrodestra ha ribadito la compattezza della coalizione da Fi all’Udc. «Ancora oggi leggo sui giornali ricostruzioni sul destino del governo della Nazione. Per Fratelli d’Italia l’unica via percorribile rimane la stessa: elezioni subito. Basta perdere tempo», sostiene Giorgia Meloni mentre Antonio Tajani, a nome di Forza Italia, assicura che il centrodestra è pronto a governare.


Sandro Bennucci

Direttore del Firenze PostScrivi al Direttore

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