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Olimpiadi: l’Italia rischia l’esclusione. Conte e Spadafora firmino il decreto. E vadano a casa!

Federica Pellegrini esulta in vasca: ma rischia di andare alle Olimpiadi da indipendente

ROMA – Figuraccia epocale. Davanti a tutto il mondo. L’Italia sarà esclusa dalle Olimpiadi di Tokio se, entro mercoledì 27 gennaio, il governo non emanerà un decreto per ridare al Coni l’autonomia tolta dalla legge di riforma dello sport varata dal Conte 1 (quello sostenuto da M5S e Lega). Sarebbe una figura di melma a livello mondiale. Gli azzurri, da Federica Pellegrini a tutti gli altri atleti in grado di salire sul podio, dovrebbero andare ai Giochi senza bandiera e senza inno. Da indipendenti. E non potrebbero partecipare le squadre nazionali: niente pallavolo, niente pallanuoto, niente softball. Destino identico a Russia e Bielorussia. Di più: sarebbero esclusi anche i giornalisti italiani perchè il Cio non rilascerebbe accrediti a un Comitato olimpico assente. Inaccettabile! Figura di melma! Lo scrissi una ventina di giorni fa e lo ripeto oggi: figura di melma! Aggiungendo che Conte, nei guai perchè non ha i numeri per portare avanti il suo governo, rimedi in fretta. Eppoi vada a casa. Insieme al ministro dello sport, Spadafora. Che dà l’impressione di non conoscere l’importanza della delega che gli è stata affidata. I guai provocati dalla gestione confusa e pasticciata della pandemia sono sotto gli occhi di tutti, e visibili come ferite sulla pelle delle migliaia di piccoli imprenditori e di un numero altissimo di lavoratori dipendenti. E ora si materializza l’ennesimo danno all’immagine, e agli interessi dell’Italia. Fu il presidente del consiglio, durante il suo primo governo sostenuto da M5S e Lega, a firmare la riforma dello sport che toglieva autonomia al Coni, in netto contrasto con le regole del Cio, il Comitato Olimpico Internazionale. E sempre Conte, impegnato nei giochi di governo, con la g minuscola, si è dimenticato dei Giochi olimpici, giustamente da scrivere con la G maiuscola, non solo per il prestigio sportivo, ma per la stessa immagine del Paese e lo straordinario indotto economico che comportano.

DECRETO – Il tempo passa veloce, la situazione di stallo e di confusione regnano e l’Italia dello sport va incontro, nel migliore dei casi, ad un ammonimento (warning), o addirittura alla pesante sanzione dell’esclusione dalle Olimpiadi da parte del Comitato Olimpico Internazionale. Un’esclusione che non avrebbe precedenti nella storia italiana. Il Coni, uno dei comitati olimpici nazionali più rispettati e medagliati al mondo e che da decenni viene preso ad esempio, non è autonomo, come detto, in seguito alla legge dello Stato italiano e per questo rischia un provvedimento perchè in violazione dell’articolo 27, al capitolo 4 della Carta Olimpica, la Bibbia dello sport a livello planetario. Il tempo è passato velocemente: il 27 gennaio, tra due giorni, come ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagò rischia di essere una data fatale. In videoconferenza, dalle ore 12 alle 16 di mercoledì si collegheranno i membri dell’Esecutivo del Cio (governo dello sport mondiale) per discutere dei problemi del movimento a cinque cerchi. Il presidente del Cio, Thomas Bach dopo i consueti saluti iniziali inizierà a scorrere i punti del sempre fitto ordine del giorno. Saranno trattati vari tempi, dallo stato dei lavori delle prossime Olimpiadi (fino a Los Angeles 2028) ad eventuali situazioni dei comitati olimpici nazionali.

LOSANNA – La situazione italiana è da tempo sotto i riflettori e ulteriori proroghe o sconti non sembrano essere all’orizzonte. Scambio di corrispondenze, solleciti, incontri, promesse (vedasi quella del premier Giuseppe Conte il 24 giugno 2019 a Bach durante l’incontro di Losanna), appelli di Malagò, ma anche botta e risposta (come quella tra Bach e il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora a fine settembre 2020), tentativi di metterci una pezza, hanno arrugginito i rapporti Governo-Cio. Un cartellino giallo, ammonimento, warning in gergo tecnico, potrebbe essere verosimile ma tutto dipenderà dai membri dell’Esecutivo. Entro domani sera servirebbe un decreto legge che riporti chiaramente le seguenti parole: autonomia del Coni. La questione è nelle mani del presidente del Consiglio, Conte, che in queste ore è in tutt’altre faccende affaccendato. Serve un’autonomia del Coni non solo sotto l’aspetto finanziario ma anche nel numero dei dipendenti e soprattutto non legato a organi governativi. Sport e Salute non è servente dell’Ente Coni a differenza di quello che era in passato Coni Servizi, servente dell’Ente Coni, dicono a Palazzo H al Foro Italico, sede storica del Coni. Il Cio ha chiesto più volte al Governo italiano una legge per regolare l’autonomia del Coni e non contratti di servizio con SpA di Stato che rispondono all’autorita’ governativa e non, come in passato, a SpA che rispondevano all’Ente Coni.

MALAGO’ – «Stiamo scherzando con il fuoco», ha detto più volte Giovanni Malagò, presidente del Coni. Il 30 dicembre 2018, con l’approvazione della Legge di stabilità (al Governo c’erano Movimento 5 Stelle e Lega), Coni Servizi ha cessato di esistere ed è stata creata Sport e Salute. Un fatto per il quale il Coni ha dovuto informare Losanna, città olimpica e sede del Cio. Va precisato che una sospensione non è una squalifica. La prima puo’ essere revocata quando il soggetto o ente sospeso ritorna a rispettare la norma/legge inizialmente violata (puo’ essere convocato anche un Esecutivo ad hoc), la seconda ha una scadenza temporale precisa. Il comma 6 dell’articolo 27 della Carta Olimpica recita: i Comitati olimpici nazionali (Noc) devono preservare la propria autonomia e resistere a pressioni di qualsiasi tipo, incluse quelle politiche, giuridiche, religiose o economiche. Esplicita è anche la menzione della possibile sospensione, se la costituzione, la legge o altre norme in vigore nella Nazione in questione, siano ostacolo all’attività o alla libera espressione del Noc stesso. Le sanzioni sono regolate dal capitolo 6 della Carta e sono indicate le procedure per arrivare alla redenzione. Il punto 1.4 dell’articolo 59 riguarda tutte le misure che possono essere prese nei confronti dei Comitati olimpici nazionali. Si parla di sospensione (verrebbe inflitta dall’Esecutivo del Cio), revoca del riconoscimento provvisorio (sempre di pertinenza dell’Esecutivo), revoca del pieno riconoscimento (e’ la Sessione plenaria a decidere in merito) e revoca del diritto di organizzare una Sessione (Sessione).

SENZA BANDIERA E INNO – Con l’eventuale sospensione del Coni, oltre alla figuraccia sullo scacchiere mondiale garantita, l’Italia dello sport sarebbe ufficialmente fuori dalle Olimpiadi di Tokyo. Se la sanzione dovesse restare, il 23 luglio prossimo l’Italia non potrà sfilare sotto la bandiera italiana. Ai Giochi, in caso di vittoria, non verrebbe suonato l’inno di Mameli, le divise sarebbero neutrali, senza scritta Italia o Ita, e le medaglie rientrerebbero nel serbatoio degli Independent Olympic Athletes (IOA). Non solo. Ai Giochi nella terra del Sol Levante parteciperebbero solo atleti italiani qualificati a titolo individuale e non le squadre. Traduzione: niente nazionali di pallavolo, softball e Settebello. Per le squadre italiane che dovranno ancora tentare la qualificazione ai Giochi, le modalita saranno decise dal Cio. Niente sogno olimpico nemmeno per dirigenti e giornalisti italiani, perchè il Cio non rilascerebbe accrediti ad un Comitato olimpico sospeso. In caso di sospensione del Coni e quindi dell’interruzione dei rapporti istituzionali con il Comitato Olimpico Internazionale, quest’ultimo potrebbe decidere di sospendere anche il contributo, o tranche di esso (925 milioni di dollari complessivi), destinati ai Giochi invernali di Milano-Cortina del 2026. Domando: come fa un governo a non rendersi conto del disastro che sta per provocare? Sì, avete ragione, mi sono accalorato: ma ho un motivo in più per essere indignato. Anzi due: sono cresciuto giornalisticamente con quel grandissimo uomo di sport che era Giordano Goggioli, azzurro di pallanuoto e capo redattore sportivo de La Nazione, l’inventore del giornale del lunedì, dedicato alle partite di calcio e di tutte le discipline. Per lui la politica doveva star lontana dallo sport e dal Coni. E sono cresciuto, giornalisticamente e anche, modestamente, come appassionato di sport, con l’insegnamento del più grande dirigente italiano di tutti i tempi: Artemio Franchi. Che non accettava interferenze politiche. Ripudiava e respingeva ogni condizionamento. Entrambi, Franchi e Goggioli, sarebbero in prima fila: contro un governo del tutto inadeguato anche a salvaguardare l’immenso patrimonio sportivo italiano.

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Sandro Bennucci

Direttore del Firenze PostScrivi al Direttore

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