Draghi: «Momento difficile, ma risorse straordinarie dall’Ue». Pd vuol convincere M5S al sì. Meloni: «Centrodestra si astenga»

Mario Draghi (Foto ANSA)

ROMA – E’ consapevole delle difficoltà, Mario Draghi: infatti, dopo aver fatto visita al presidente della Camera, Roberto Fico, alla presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati, ha incontrato Giuseppe Conte, ancora a Palazzo Chigi. E ha dichiarato: «Ringrazio il presidente della Repubblica per la fiducia che mi ha voluto accordare. E’ un momento difficile. Vincere la pandemia, completare la campagna vaccinale, offrire risposte ai problemi quotidiani, rilanciare il Paese sono le sfide – ha spiegato – Abbiamo a disposizione le risorse straordinarie dell’Ue, abbiamo la possibilità di operare con uno sguardo attento alle future generazioni e alla coesione sociale». Poi ancora: «La consapevolezza dell’emergenza richiede risposte all’altezza della situazione e con questa speranza che rispondo all’appello di Mattarella. Sono fiducioso – ha aggiunto – che dal confronto con i partiti, con i gruppi parlamentari e le forze sociali emerga unità e capacità di dare una risposta responsabile». E’ evidente che, dopo il tentativo di Draghi di formare un governo, non potrà che esserci lo scioglimento delle Camere e le elezioni. Il presidente della Repubblica ha detto che l’incarico a Draghi è nell’interesse del Paese, messo in ginocchiuo dalla pendemia e dalla crisi economica. Ma dalle sue parole si è capito che dopo non potrà esserci altro che un ricorso alle urne. E risulta fantasiosa la speranza, che alberga soprattutto nel movimento grillino, di una riproposizione del Conte ter nel caso in cui Draghi non avesse la fiducia. Sulla quale i gruppi politici stanno animatamente discutendo.

RENZI – Sui social interviene Matteo Renzi: «Ora è il momento dei costruttori. Ora tutte le persone di buona volontà devono accogliere l’appello del Presidente Mattarella e sostenere il governo di Mario Draghi. Ora è il tempo della sobrietà. Zero polemiche, Viva l’Italia».

CENTRODESTRA –  Astensione sul governo Draghi. E’ la richiesta che, raccontano alcuni presenti, avrebbe fatto Giorgia Meloni durante il vertice del Centrodestra. La Meloni, ribadita l’indisponibilità di FdI a sostenere in ogni caso un governo Draghi, avrebbe proposto una possibile mediazione solo al fine di salvaguardare l’unità e la compattezza della coalizione: fare tutti un passo intermedio e arrivare ad un voto comune, che non potrebbe in ogni caso spingersi oltre l’astensione. Forza Italia, però, non sembra di quest’avviso. Silvio Berlusconi, che non aveva nascosto il suo favore a un governo Draghi, ora afferma: «Ascoltiamo che cosa dirà Draghi, poi decideremo». Possibilista, alla fine, anche Matteo Salvini: «Ribadiamo con coerenza che la strada maestra sono le elezioni. Se il professor Draghi ci incontrerà andremo ad ascoltare, a proporre e a valutare Non abbiamo pregiudizi». Frase forse pronunciata dopo aver parlato con Giorgetti, da sempre favorevole a una soluzione Draghi.

PD – Il Pd chiama Leu ed M5s. Nicola Zingaretti ha detto: «Con l’incarico a Mario Draghi si apre una fase nuova che può portare il Paese fuori dall’incertezza creata da una crisi irresponsabile e assurda. Siamo pronti a contribuire con le nostre idee a questa sfida per fermare la pandemia. Non bisogna perdere la forza e le potenzialità di un’alleanza con il Movimento 5 Stelle e con Leu basata su proposte comuni sul futuro dell’Italia. Per affrontare questi temi chiederemo nelle prossime ore un incontro con il Movimento 5 Stelle e Leu». Per il vicesegretario Pd Andrea Orlando “non basta dire «è arrivato Draghi, Viva Draghi’, bisogna dare una mano a Draghi perchè può sembrare che la forza del nome possa risolvere i problemi ma è fuorviante perché per far nascere un governo c’è l’esigenza di una convergenza di forze sul programma per il Recovery, ma anche serve una grande capacità di sintonia con il paese per evitare che il rischio di una crisi economiche e sociale che crei una rottura. Bisogna evitare gli errori del passato».

LEU – E sull’unità della sinistra concorda Roberto Speranza per Liberi e uguali. Che fa sapere: «È importante che le forze politiche che hanno lavorato bene assieme negli ultimi mesi – Leu, Pd e M5S – affrontino in queste ore in modo coordinato la crisi politica in corso»

CINQUE STELLE – «Leali a Conte». Sarebbe stato questo, secondo fonti di primo piano del Movimento 5 Stelle, il messaggio che Beppe Grillo avrebbe consegnato ad alcuni membri pentastellati del governo uscente. Messaggio che fonti ufficiali del Movimento non confermano. Si sussurra che nel Movimento qualcuno spera che Draghi offra un ministero a Conte. Ma il premier uscente fa sapere che on comunque non accetterebbe.  «Oggi ci ritroviamo con un governo tecnico. Mettete da parte Draghi, al di là della persona, pensate a un governo tecnico, freddo e calcolatore. Al di là di quello che faremo quando e se dovesse nascere questo governo noi saremo condizionati». Lo dice all’assemblea dei gruppi M5S il capo politico Vito Crimi, il quale non esclude un voto degli iscritti sulla piatta forma Rousseau. E ancora: «Per qualunque misura a livello parlamentare si deve sempre o comunque passare da noi. Questo è un patrimonio che non dobbiamo disperdere, noi saremo determinanti anche nel caso in cui dovesse nascere questo governo. Se non possiamo far nascere un governo tecnico noi possiamo però essere determinanti nelle scelte, su qualunque cosa. Al di là di quello che faremo, quando è se dovesse nascere questo governo tecnico noi saremo condizionanti». Ma Alessandro Di Battista va all’attacco: «Quel che penso è che il governo Draghi lo debbano votare, semmai i rappresentanti dell’establishment. Lo voti la Meloni che ha già detto sì, in passato, a governi tecnici e a leggi Fornero. Lo voti mezzo Pd che ha lavorato incessantemente per buttare giù Conte. Lo voti Salvini, ennesimo pezzo di arredamento del sistema mascherato. Lo voti Renzi, mero esecutore di ordini altrui. Lo voti FI. Ostacolare l’approdo di Draghi a Palazzo Chigi nulla ha a che vedere con la lotta tra europeismo ed anti-europeismo, ha a che fare con la contesa tra Politica e finanza».

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Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post
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