L'intervento del ministro

Lamorgese al G-6: focus su uso illecito della rete e immigrazione


ANSA / MATTEO BAZZI

ROMA – Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha partecipato alla riunione del G-6, in videoconferenza, sotto la presidenza britannica, dedicata ai temi della cooperazione internazionale in materia di polizia, del contrasto al crimine on line, ed in particolare ai rischi connessi all’uso illecito della Rete, e dell’analisi delle dinamiche migratorie e delle relative cause.

La titolare del Viminale ha sottolineato che ‘il tema dell’uso illecito di Internet ha assunto, con la pandemia, una accresciuta rilevanza, anche in ragione dell’incremento dell’utilizzo della Rete che ha offerto nuove opportunità alla criminalità. Ed è per questo che serve una risposta comune, un approccio politico sempre più coordinato a livello internazionale e una piena sinergia operativa tra le Forze di polizia e le società del Web’.

In merito al rischio della radicalizzazione on line e della diffusione di contenuti terroristici in Rete, un tema importante per il G-6, il ministro Lamorgese ha ribadito il sostegno dell’Italia all’adozione di un ‘Regolamento europeo sul contrasto della diffusione di contenuti terroristici nel Web’, e, in un’ottica di progressivo rafforzamento della risposta agli abusi dei minori su Internet, si è espressa favorevolmente in merito allo sviluppo, su base volontaria, di un codice di principi per le società del Web.

Sul tema dei flussi migratori irregolari, il ministro Lamorgese ha sottolineato che il covid-19, aggravando la già precaria situazione di alcuni Paesi, ha contribuito ad originare ulteriori rotte migratorie, subito sfruttate dai trafficanti di migranti. E’, quindi, chiaro che la pandemia, mentre non ha arrestato rotte consolidate, come quella libica, ha contribuito ad attivare o riattivare nuove dinamiche migratorie, come appunto quella tunisina.

E’, quindi, essenziale combattere duramente – ha proseguito la titolare del Viminale – tutte le organizzazioni criminali che lucrano sugli immigrati, perché solo rompendo questo anello potremmo evitare la perdita di vite umane e controllare l’immigrazione illegale. Il contrasto del traffico dei migranti e della tratta richiedono un approccio condiviso con i Paesi terzi di origine e transito dei flussi. Questi ultimi devono essere supportati nella costruzione di efficaci sistemi di controllo delle frontiere e di contrasto dei trafficanti locali ed internazionali. E’ necessario, inoltre, avviare progetti che rafforzino la resilienza delle comunità locali rispetto all’azione dei trafficanti. Il nostro modello d’azione è fondato su partenariati europei con i Paesi terzi che affrontino il fenomeno dell’immigrazione illegale in tutti i suoi aspetti, non ultimo quello dello sviluppo economico dei territori d’origine e di transito.

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