Covid: coppia di Campi Bisenzio bloccata in India. Chiede volo sanitario

Simonetta Filippini di Campi Bisenzio, bloccata in India con il covid insieme al marito Enzo Galli (Foto ANSA)

ROMA – La richiesta d’aiuto arriva da New Delhi, dove ogni giorno vengono bruciati per strada migliaia di corpi uccisi dal covid modificato, ossia dalla micidiale variante indiana. A lanciarla è Simonetta Filippini, insieme al marito, Enzo Galli: abitano a Campi Bisenzio e sono andati in India per prendere la figlia adottiva. Sono positivi e non sanno come fare per gtornare a casa.

«Grazie a Dio sto bene perché ho avuto delle cure immediate e dopo quattro giorni sto meglio», dice Simonetta Filippi, che si trova all’Holy Family Hospital a Nuova Dehli. L’agenzia ANSA è riuscita a raggiungerla attraverso whatsapp. Lei e suo marito Enzo sono arrivati il 19 aprile per prendere la figlia adottiva assieme ad altre settanta famiglie, ciascuna arrivata nel paese con un ente che ha curato le pratiche per l’adozione internazionale.

«Noi – continua Simonetta – siamo arrivati, abbiamo preso la bambina e ci siamo chiusi in camera ad aspettare i permessi per ripartire, nel frattempo c’è stato il lockdown e abbiamo dovuto aspettare un po’ di più». Nonostante l’isolamento, Simonetta si contagia e lo scopre in aeroporto, dove come tutti effettua il tampone per partire. È positiva e viene immediatamente ricoverata in ospedale. Con l’aiuto dell’Ambasciata Italiana in India riesce a trovare un ospedale privato meglio attrezzato.

«Nel primo ospedale ci sono stata due ore e mezzo – racconta spaventata – ma mi sono avanzate, che a pensarci razionalmente c’era il rischio di non uscirne più: c’erano persone sulle barelle, altre ventilate per terra in fin di vita, in condizioni igieniche inimmaginabili». Simonetta e il marito Enzo chiedono un volo sanitario senza aspettare oltre: «Anche perché non so quando mi negativizzerò – dice la Filippini – Siamo settanta famiglie italiane in India e tutti si sono contagiati. So che non è facile e l’Ambasciata e il console stanno facendo veramente tutto il possibile, so che lavorano tantissimo, ma vogliamo uscire di qua”. “Qui è veramente pericoloso tutto, persino l’aria condizionata, qualsiasi cosa. È un macello, vedere la gente sdraiata per strada, è bruttissimo». Avete paura? “Sì, molta, ogni ora ogni giorno è un rischio grandissimo, per noi, per la bambina. L’unico modo per essere protetti è tornare in Italia».

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Ernesto Giusti


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