Arno: via ai lavori della cassa d’espansione di Figline Incisa. Ma il rischio alluvione resta altissimo

Cassa d’espansione Pizziconi, a Figline Incisa Valdarno (Foto Toscana Notizie)

FIGLINE INCISA VALDARNO (FIRENZE) – Ancora un passo avanti verso la realizzazione del sistema di laminazione di Figline Incisa Valdarno, uno dei principali a difesa dal rischio alluvioni per le città scrigno, ossia Firenze e Pisa. Oggi sono stati inaugurati i lavori del secondo lotto della cassa di espansione Pizziconi che si trova nel Comune di Figline e Incisa Valdarno. Un intervento da quasi 23 mln di euro, la conclusione del quale è prevista entro il 2022. Ma ripetiamo: un passo avanti. Perchè la strada per mettere Firenze e due terzi della Toscana in sicurezza dall’Arno – una minaccia vera e catastrofica fin dal 1170, con l’ultima, devastante alluvione datata 4 novembre 1966 – è ancora lunga. Non a caso, si parla dei milioni investiti, ma non della quantità d’acqua che viene laminata. Il 4 novembre 1966, l’Arno rovesciò su Firenze circa 150 milioni di metri cubi d’acqua. Le casse d’espansione valdarnesi, tutte insieme, potranno trattenere circa 20 milioni di metri cubi d’acqua. Per avere una ragioneviole sicurezza ci vorranno altre casse d’espansione e l’innalzamento della diga di Levane, oltre che altre opere già scritte nel piano di bacino del professore Raffaello Nardi, ma ancora da mettere concretamente in campo e da progettare. Oltre che da finanziare. A proposito: perchè l’Arno non è stato inserito fra le opere da finanziare con il Recovery? La protezione civile può certificare che il rischio alluvione dell’Arno è la seconda minaccia di calamità naturale che grava sull’Italia. La prima è considerata l’eruzione del Vesuvio.

I lavori per la cassa di espansione Pizziconi rientrano nell’Accordo di programma Stato-Regione del novembre 2015, il soggetto gestore è la Regione Toscana, attraverso il Genio Civile Valdarno Superiore. L’importo stanziato per il II lotto ammonta a 11 mln 650 mila euro (pari circa alla cifra utilizzata per il I lotto, i cui lavori si sono già conclusi a luglio 2019). Grazie a paratoie elettromeccaniche, in caso di evento alluvionale, le acque di piena dell’Arno verranno convogliate all’interno della cassa di espansione (collaudata a dicembre 2020) sottopassando l’autostrada A1 e la linea dell’Alta Velocità. Secondo le previsioni il completamento della cassa avverrà entro la metà del 2022. Un volta completato anche il II lotto, la cassa ‘Pizziconi’ potrà invasare un volume di circa 3,1 milioni di metri cubi.

Il sistema di laminazione di Figline si compone di varie casse di espansione: oltre a Pizziconi, include anche Restone, Prulli e Leccio (in quest’ultimo è compresa anche la cassa di Burchio), per un totale di oltre 132 mln di euro. Tutti elementi di un sistema di interventi coordinati e finalizzati a mitigare il rischio idraulico lungo il fiume Arno. Obiettivo primario del sistema è ridurre le massime portate del fiume che attraversano Firenze, affinché possano essere contenute in alveo. Il sistema di casse avrà una capacità di laminazione molto importante per il capoluogo, contenendo circa 25 mln di metri cubi d’acqua, per un evento estremo e raro come quello di piena dell’Arno che ha un tempo di ritorno di 200 anni.

Ma vediamo la situazione dei lavori delle altre casse del sistema di laminazione di Figline.

Cassa di Restone (34 mln euro): è in corso di realizzazione, si compone anche in questo caso di due lotti. Il primo, per un importo di 1,8 mln di euro, è un intervento funzionale alla cassa e prevede l’adeguamento delle sezioni e delle opere di contenimento idraulico a protezione dell’abitato di Figline, lungo il Torrente Cesto, che separa la cassa di espansione dall’abitato. I lavori dovrebbero concludersi entro la fine dell’anno. Per il secondo lotto, la cassa vera e propria, è stato approvato ad inizio anno il progetto definitivo ed è in fase di verifica quello esecutivo (32,4 mln di euro). Una volta ultimata (entro il 2024), la cassa avrà una capacità di invaso di 5,7 metri cubi.

Cassa di Prulli (47 mln euro): anche in questo caso ci sono due lotti in fase di realizzazione. I lavori del primo lotto (362 mila euro) sono chiusi e collaudati e sono consistiti nella realizzazione di opere propedeutiche al secondo lotto, con le quali è stato stabilizzato il fondo del Torrente Gagliana per bloccarne l’erosione e realizzata una briglia sul Torrente Chiesimone per regolarne il trasporto di materiale. Riguardo al lotto 2 (quasi 47 mln di euro), è in fase di affidamento il progetto esecutivo. Al termine dei lavori (entro il 2023) la cassa avrà una capacità di laminazione di circa 7,2 mln di metri cubi.

Casse di Leccio e Burchio (24 mln euro): il progetto preliminare è attualmente in fase di integrazione per essere sottoposto a verifica di assoggettabilità a VIA. Al momento non c’è copertura economica e l’importo indicato è in fase di aggiornamento perché il Genio Civile sta aggiornando il progetto preliminare redatto a suo tempo dal Comune di Figline, precedente ente attuatore. Le risorse a disposizione in questo momento (circa 350 mila euro) serviranno per aggiornare la progettazione preliminare, per la verifica di screening di VIA e per la progettazione definitiva. L’opera completata avrà una capacità di laminazione di circa 8,2 mln di metri cubi.

Infine, nell’ambito degli interventi finanziati con l’Accordo di programma del 2015 rientra anche l’adeguamento statico, sismico, idraulico e stradale del ponte sull’Arno in località Pian dell’Isola (comuni di Figline e Incisa Valdarno e Rignano sull’Arno) che collega le aree delle casse di Leccio e Burchio. Costo dell’opera 4,6 mln di euro. La gara dei lavori è prevista entro giugno 2021 con completamento dei lavori entro il 2023. Bene. Opere utili, ma che, da sole, sarebbero poca cosa se l’Arno decidesse di gonfiarsi fino a riproporre piene tanto irresistibili da trasformarsi in alluvioni.

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Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post
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